martedì 25 aprile 2017

COSTRUISCI IL TUO FUTURO ...OGGI

























http://ideeinnovativeperguadagnare.blogspot.it/2017/03/info-generali-questra-holdings-atlantic.html

La via del Transurfer - https://faregruppo.blogspot.it

IL DIARIO DEI RINGRAZIAMENTI

"Vorrei condividere una pratica che ha cambiato la mia vita e continua a farlo. Non si tratta di cambiamenti spontanei in meglio ma di un consapevole controllo della propria vita.

A questa tecnica devo la realizzazione dei miei sogni. Come ho iniziato questo esperimento? Era un periodo difficile nella mia vita. Mi trasferii in un altra città, non avevo i soldi... poi trovai un lavoro ma facevo 12 ore di fila. Le forze mi bastavano per fare una doccia, cenare e crollare nel letto. Le giornate correvano, e non vedevo nessuna luce alla fine di questo tunnel.

In quel periodo mi capitò di vedere due video su Youtube dove le persone raccontavano come la gratitudine aveva influenzato le loro vite.

Decisi di scrivere 1000 RINGRAZIAMENTI per vedere cosa ne succederà.
I primi risultati li vidi tre giorni dopo.
Il mio umore migliorò sensibilmente, mi sentivo contento senza motivo, la vita mi rallegrava.
Continuai a scrivere nel diario, e la scritta più frequente era:

"Ringrazio per aver guadagnato tramite internet e per poter fare ciò che mi piace."

In realtà, lavoravo come commesso in un supermercato, e sognavo soltanto di guadagnare tramite internet. Poi trovai un corso su come guadagnare in rete, e già dopo tre settimane trovai un lavoro. Mi licenziai dal supermercato. Iniziai a lavorare con un blogger viaggiatore che ammiravo già da diversi anni; gli avevo scritto io, e a lui proprio in quel momento serviva un aiutante.
Era una magia!
Mentre io stavo imparando la nuova professione, la padrona di casa aumentò sensibilmente l'affitto. Nel mio diario scrissi:

"Grazie per la meravigliosa casa dove vivo."

Presto trovai una nuova casa. Costava tanto quanto la vecchia prima dell'aumento, ed era perfetta. Gli amici mi dicevano che era un affitto irreale.
Questa fu la mia prima esperienza dell'applicazione del diario dei ringraziamenti.

Come scrivere il diario.

Non ci sono delle regole fisse. Potete ringraziare per qualsiasi cosa.
- Ricordate tutti i momenti piacevoli della giornata e ringraziate;
- Ricordate tutti i momenti piacevoli della vita, e ringraziate;
- Ringraziate le persone con le quali comunicate;
- Ringraziate l'universo (Dio, mondo, vita) per ciò che volete avere come se lo avreste già:
- Non dimenticate di ringraziare se stessi.-

Io iniziai a scrivere il mio diario sul portatile, in formato digitale, poi passai alla versione cartacea: mi piace di più. Non ha importanza come e dove scrivete.

Una quotidiana menzione dell'obiettivo nel diario come ringraziamento aiuta a focalizzarsi sull'obiettivo, e la forza del ringraziamento accelera la realizzazione.
Come capire se il diario funziona?

Ve ne accorgerete. Arriveranno le nuove conoscenze, le persone che aiuteranno a realizzare i vostri obiettivi. Avrete delle piacevoli sorprese. E' importante seguirlo e provare una vera gratitudine per i "buoni" che vi dà l'Universo.
Io di solito faccio una ventina di scritte al giorno. A volte di più, altre volte di meno.
Che fare se sono depresso e non ce la faccio a scrivere?
Consiglio di scrivere 100 ringraziamenti in una volta, con la forza della volontà. Ricordate tutto il bene che c'è stato nella vostra vita, ringraziate i famigliari, gli amici, conoscenti, e se stessi.

Se avete letto fino alla fine e vi è piaciuta la mia storia, mettetevi subito a scrivere dei ringraziamenti...

(Denis Primatchenko)

Da Olga Samarina FB

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sabato 22 aprile 2017

I VELENI PSICOLOGICI... E COME SALVARSI

Tutte le nostre malattie, incidenti, la rabbia e la scontentezza della vita sono il risultato dei veleni informazionali che occupano la psiche.
- Ti sei ammalato. Come mai? Il giorno prima qualcuno ti ha mosso delle accuse.
- Sei scivolato e ti sei preso un colpo. Come mai? Perché un'ora prima qualcuno ti ha criticato ingiustamente.
- Senti una forte stanchezza e non vuoi vivere perché un membro della famiglia ti offende continuamente.
- Sei spaventata e hai paura di fare anche una cosa semplice, perché qualcuno ha detto che sei buona a nulla.


Sei debole. Sei stato vinto. La tua anima è sotto l'occupazione.

I veleni psicologici minano il sistema immunitario. Purtroppo, non puoi impedire alla gente di criticarti, ma puoi non ascoltarla. Significa, non pensare a ciò che senti, non fartelo entrare nella testa.

Basta saper fare due cose:
1. Riconoscere il veleno.
2. Impedire che entri nella testa. Questa è una cosa un po' più difficile. Per questo nella tua testa devono esserci due blocchi:
"PROVO UNO SCONFORTO, SIGNIFICA CHE NON MI SERVE" + "BUGIA/NON MI INTERESSA." Occorre ricordare che non sono parole da pronunciare a voce alta, sono dei blocchi per il cervello.
Puoi rispondere da persona educata, ma la tua anima deve restare pulita a causa delle porte che chiudono:
"Provo uno sconforto, significa che non mi serve. Bugia. Non mi interessa."

- Qualcuno ti ha offeso: "PROVO UNO SCONFORTO, SIGNIFICA CHE NON MI SERVE"
- Qualcuno si è offeso a causa tua: "PROVO UNO SCONFORTO, SIGNIFICA CHE NON MI SERVE"
- Le Notizia in TV creano angoscia: "NON MI INTERESSA."

Ancora più sicuro costruire la vita secondo il principio dello SPECCHIO. Essere consapevole di un solo principio: "IO NON TRATTO MAI COSI' LE PERSONE" ti dà' il diritto di rifiutare le stesse cose da parte degli altri.
Le regole:

- Non criticare - non ascoltare le critiche
- Non accusare nemmeno nel pensiero - non provare il senso di colpa
- Non offendere - non ti offendere
- Non spaventare - non aver paura
- Non abbassare l'autostima degli altri - non ascoltate coloro che vogliono abbassare la tua
- Non indicare agli altri i loro difetti - non farci caso se ti indicano i tuoi
- Non creare programmi distruttivi per gli altri - non permettere di costruirli per te.

E tenendo conto del fatto che la parola "NO/Non" non è percepita dal subconscio, le altre regole SPECULARI sono queste:

- Approva!
- Comprendi i motivi dei cattivo comportamento degli altri!
- Proteggi la psiche degli altri!
- Tranquilizza!
- Aumenta l'autostima degli altri!
- Se lo sai fare, manda agli altri dei programmi positivi, osservando due condizioni: a) devono essere positivi dal loro punto di vista e non dal tuo; b) non devono contenere nessuna cattiveria riguardo ai terzi.

(aum.news)

Advanced Mind Institute Italia




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venerdì 21 aprile 2017

VUOI CAMBIARE LA VITA IN MEGLIO? PROVA A PASSARE NELL'ALTRA REALTA'

E' una facile e convincente tecnica per cambiare la vita in meglio, scegliendo quelle possibilità che sono assenti nella vita quotidiana.

1. Sedetevi sul pavimento con le gambe incrociate. Di fronte a voi dovete avere 2-3 m di spazio libero.


2 Chiudete gli occhi e rilassatevi.

3. Sentitevi qualcosa di più del solo corpo fisico (la coscienza infinita, l'amore infinito, l'energia universale...), ovvero, uscite dall'errore di considerarvi soltanto il corpo fisico.

4. Rivolgetevi al Sé Superiore più o meno così: "Sé Superiore (o Dio se preferite, o l'Amore Infinito), permettimi di realizzare ciò che penso." Cercate di capire bene ciò che state dicendo.

5. Con il palmo della mano destra "strofinate", da sinistra a destra, lo spazio davanti a voi, come se asciugaste il vetro bagnato largo 1,5 m, pensando (dicendo, immaginando): "Apro il piano spaziale."

6. Mentre lo state facendo, immaginate bene che si sta formando un infinito piano nello spazio. E' proprio infinito e divide il mondo in due parti: dove state adesso e dove andrete.

7. Ora, tenendo bene a mente questa immagine e i suoi tre elementi:
- il mondo dove vi trovate ora
- il piano infinito davanti a voi
- il mondo dove andrete a stare,
iniziate a definire cosa volete lasciare e cosa volete acquisire.

8. Iniziate dalla realtà dove vi trovate ora. Continuando a sedere davanti al piano infinito immaginario pensate/dite: "In questa realtà ho problemi di salute, sono timido, non capisco la gente, non mi stimano, non so amare la gente, mi mancano i soldi... ecc."
Ora rivolgete l'attenzione alla realtà dietro il pano infinito e dite/pensate. "In quella realtà sono perfettamente sano, sono fortunato, amato, benestante, i miei desideri si realizzano velocemente, sono una fonte di felicità per tutti..."

9. Ora alzatevi (mantenendo l'immagine nell'immaginazione) e passate attraverso il piano infinito.

10.Sedetevi di fronte al punto dove eravate poco prima, chiudete gli occhi e siate consapevoli di aver cambiato la realtà!
Ripetete ancora una volta la vostra affermazione o la constatazione del vostro nuovo stato: "In questa realtà sono perfettamente sano, sono fortunato, amato, benestante, i miei desideri si realizzano velocemente, sono una fonte di felicità per tutti..."

11. Ora, con la mano sinistra togliete il piano spaziale, fate gli stessi movimenti con la mano sinistra: "Sto chiudendo lo spazio infinito spaziale". Visualizzatelo sparire.

12. Potete ripetere questa tecnica dopo una settimana, dopo un mese, un anno: quando volete. Sarà sufficiente per avviare dei meccanismi invisibili che trasformano la vostra vita in meglio.

(Serghej Veretennikov, guaritore russo)

‎Olga Samarina‎ da LA RADIONICA ESOTERICO-SCIENTIFICA RUSSA
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mercoledì 19 aprile 2017

sabato 15 aprile 2017

LE REGOLE DI ZELAND

LE REGOLE DI ZELAND:"IO NON VOGLIO, NON SPERO. IO INTENDO."

- Le fantasie come tali non esistono. Qualsiasi fantasia è una realtà.

- Il vero successo s'innalza sulle rovine dei vostri fallimenti.

- La cosa più difficile è aspettare mantenendo la calma del padrone della situazione. Occorre sostenere la prova della pausa durante la quale non succede nulla.

- Se non gestite voi la realtà, questa inizia a gestire voi.

- Più è grande l'obiettivo, meno è la probabilità del successo.

- Accogliete i soldi con amore e attenzione e lasciateli andare senza attaccamenti.

- Io non voglio, non spero: io intendo.

- Rompendo gli stereotipi, aprite le porte chiuse.

- E' meglio amare sinceramente se stesso che amare falsamente gli altri.

- L'unica libertà che abbiamo è il libero arbitrio.

- Lo status quo non esiste, esiste o lo sviluppo o il degrado.

- Un lupo, come qualsiasi predatore, non prova né l'odio né il disprezzo per la sua preda (provate a provare l'odio verso una polpetta).

- Anche nelle situazioni peggiori, cercate sempre i lati positivi.

- Seguendo le orme degli altri, un uomo è destinato a seguire il sole calante.

La chiave della dignità è l'assenza del senso di colpa. Una vera forza della personalità non sta nella capacità di prendere per la gola, sta nella capacità di essere liberi dai sensi di colpa.

- Escludere dalla vita qualcosa non significa evitarlo, ma ignorarlo. Evitando, lo ammettiamo ma cerchiamo di liberarsene attivamente. Ignorare significa non avere le reazioni, e dunque, non averlo.

Vadim Zeland

Olga Samarina‎ a LA RADIONICA ESOTERICO-SCIENTIFICA RUSSA
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lunedì 10 aprile 2017

Comportatevi come se foste felici e lo sarete davvero

Comportiamoci come se tutto il bello che c’è ci abbracciasse, in modo tale che tutta questa bellezza ci raggiunga prima. Come se fossimo felici, cosicché anche le nostre emozioni se ne convincano. Dobbiamo credere ogni giorno, con fermezza e convinzione, che ci meritiamo quello che desideriamo; non si tratta di egoismo, anzi: è il primo passo verso la crescita personale.

Pensateci un attimo: se non vi convincete che potete e dovete uscire dalla depressione, da una relazione infelice, da un lavoro che non rispetta i vostri diritti, nessuno lo farà per voi. Il vero eroe che vi ha permesso ogni volta di uscire dai quei buchi neri della vita in cui vi siete ritrovati intrappolati siete voi, e di certo ci siete riusciti grazie ad una forza di volontà ferrea e ad una forma di pensiero con obiettivi chiari.


“Tu meriti il meglio del meglio, perché tu sei una di quelle poche persone che, in questo misero mondo, continuano ad essere oneste con se stesse”.
(Frida Khalo)

Oggigiorno veniamo spesso spinti da libri e riviste a diventare i “direttori esecutivi” del nostro cervello. Dobbiamo, innanzitutto, rendere chiaro il bisogno di capire come funziona il cervello per avere più controllo sui suoi processi.

Se c’è una cosa ben nota, è che l’essere umano è un’entità complessa guidata e dominata dalle emozioni. Esse ci assalgono, ci guidano, ci ubriacano con la dopamina, con la serotonina, con l’ossitocina, e a volte sono queste a farci concentrare nel corso di quel naufragio chimico che ci fa annegare in stati di permanente tristezza e debolezza.

Ebbene, a volte è necessario divenire i direttori esecutivi del proprio cervello per prendere il controllo e guidarsi verso il cambiamento ed il benessere. A seguire vi spieghiamo come riuscirci.


Il “sequestro emotivo” ci impedisce di crescere

Superare la tendenza alla negatività propria del cervello promuovendo una neuro-plasticità positiva non è per nulla facile. Per prima cosa, perché molte persone hanno dato il ruolo di direttore esecutivo del cervello ad un autocritico-dipendente, qualcuno che insiste di continuo sulle stesse idee e sui medesimi atteggiamenti limitanti, come se si trattasse di un criceto che continua a girare sulla sua ruota-giocattolo.

Diversi esperti del comportamento umano chiamano questa tendenza “la logica del bambino”. Si tratta di momenti in cui ci lasciamo “sequestrare” dalle nostre emozioni negative fino ad arrivare ad un estremo di assoluta immaturità. Per comprendere meglio, riflettete su questo semplice esempio: immaginatevi di aver commesso un errore al lavoro e che il vostro sbaglio implichi anche un danno per terzi.



La vostra mente non smette di ripetervi “sei un idiota, non sei fatto per questo lavoro”; il cervello, a sua volta, intensifica questo stato ricordandovi errori passati e tutte le volte in cui vi hanno fatto sapere quanto eravate impacciati.

Le vostre emozioni sono state soggiogate dalla ruota del criceto e la sensazione negativa aumenta fino a bloccarvi, fino a ridurvi in uno stato di totale debolezza. Invece di dirvi “ho commesso uno sbaglio, ora ho imparato e domani andrà meglio”, avete scelto di darvi degli incapaci.



Questi tratti di negatività, così presenti in determinati momenti della nostra vita, sono guidati da processi specifici. Sono i nostri stati d’animo ad assumere il controllo totale.



Per trasformarci in veri direttori esecutivi del nostro cervello, bisogna prendere in mano le redini di tali processi mentali come se fossimo noi i leader, e non meri dipendenti che si lasciano sottomettere.
Comportatevi come se foste felici e lo sarete davvero

La neuroscienza ci dà la possibilità di capire perché a volte ci lasciamo trasportare così tanto dalle emozioni negative. Ad esempio, anche ad un’amigdala iperattiva piace metterci con le spalle al muro per mezzo della paura. Di fatto, secondo studi recenti svolti presso l’Università di Harvard, anche il cervelletto, legato alla nostra attività motoria, può essere connesso alla regolazione emotiva.

“Quando vi permettete ciò che vi meritate, attirate ciò di cui avete bisogno”
Come potete vedere, il cervello è un’entità in cui le emozioni hanno un certo potere e in cui i processi mentali spesso procedono sulla base di queste. Adottare un comportamento passivo, in questi casi, significa aumentare l’abbandono personale e l’incapacità di essere responsabili della propria felicità.

Ora vi diremo come favorire una neuroplasiticità positiva ed utile, che vi possa servire per raggiungere i vostri propositi.


Quattro domande per rafforzare il cervello

Pensare di essere felici per esserlo davvero. Si tratta di una fantasia? Di un’utopia presa in ballo da uno scontato libro di auto-aiuto? In realtà no: questa frase racchiude meccanismi profondi interiori su cui è bene riflettere attraverso quattro domande.

“Lo sono davvero?” . Ogni volta che vi date degli impacciati, dei falliti, che vi dite che non vi meritate di essere amati, che non siete capaci di raggiungere quel sogno, chiedetevi se tutto questo è vero. Per assumere un pieno controllo sui vostri pensieri, non c’è niente di meglio che dirvi “in questo momento mi sento maldestro, ma sono capace di superarmi e di essere chi merito”.
“Chi o cosa mi impedisce di raggiungere ciò che desidero?”. Quando formulate questa domanda, dovete essere assolutamente sinceri. La maggior parte delle volte siete voi gli unici responsabili a causa dei vostri atteggiamenti limitanti.
“Che tipo di emozione sento ora?”
“Tale emozione mi sta aiutando ad ottenere ciò che voglio?”

Queste ultime due domande sono legate tra loro. Se per tutto il giorno provate paura ed insicurezza, è chiaro che non riuscirete ad uscire dal buco nero in cui vi trovate. Tuttavia, se provate a convincervi che siete forti e capaci e che con pensieri più fermi vi meritate di ottenere quello che volete, un giorno dopo l’altro vedrete aprirsi sempre di più davanti ai vostri occhi la porta delle seconde opportunità.


https://lamenteemeravigliosa.it/comportatevi-felici-sarete-davvero/


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FEDE E CONVINZIONE

“C’è una differenza tra aspirare a qualcosa ed essere pronti a riceverla. Nessuno è veramente pronto per qualcosa finché non crede fermamente di poterla avere. Lo stato mentale dev’essere quello di fede e convinzione, non di semplice speranza o di desiderio. Tenere la mente aperta è essenziale per poter credere; la chiusura mentale non ispira fede, coraggio e convinzione.
Ricordati che, per mirare in alto nella vita e per raggiungere la ricchezza e la prosperità, non occorre più sforzo di quanto occorra per accettare la tristezza e la povertà. Un grande poeta ha correttamente espresso questa verità universale in questi versi:

“Ho pattuito con la Vita un centesimo,
e di più la vita non pagherà,
per quanto mendichi la sera,
tirando le somme della mia piccola attività.

Perché la Vita è un padrone giusto,
ti dà quel che chiedi,
ma una volta stabilito il compenso,
bisogna assolvere gli impegni.

Ho lavorato per un salario da povero,”
“solo per imparare, sgomento,
che qualunque prezzo le avessi chiesto,
la vita me l’avrebbe concesso volentieri.”

Passi di: Napoleon Hill. “Pensa e arricchisci te stesso”. iBooks.


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domenica 9 aprile 2017

Siete in grado di crearvi il mondo che più vi piace

Il principio alla base del Transurfing è che l’uomo con i suoi pensieri si forma la sua realtà. Sembrerebbe strano: perché mai un fenomeno del genere è possibile, se i pensieri non sono ma- teriali? Risposta: perché i pensieri non si trovano nella testa ma nello spazio metafisico e non materiale delle varianti, che con- serva in modo stazionario tutto ciò che era, è e sarà.

I pensieri sono come i canali del televisore, e l’uomo è sempli- cemente un biotelevisore perfetto, in grado di connettersi a piacere all’uno o all’altro settore particolare dello spazio, dove si tro- vano questi stessi pensieri, “programmi televisivi”. E, similmente a un televisore, l’uomo non “genera” i programmi, li capta.

Tutti gli esseri viventi del nostro mondo “sono connessi” a un qualche programma. Le piante hanno i loro programmi, rigorosamente fissi. Gli esseri che sanno strisciare, nuotare, cor- rere, volare, hanno dei programmi più flessibili, ma comunque “cuciti” in modo piuttosto aderente, a livello di istinti. Solo l’uomo è in grado di saltare liberamente e consapevolmente da un “canale” all’altro. Purtroppo, però, egli non utilizza piena- mente questa sua possibilità e ciò a causa del fatto che si ap- passiona troppo al “serial televisivo mandato in onda” nella sua realtà. Questo serial, spesso triste, non finisce mai perché “il telecomando” si trova bloccato sullo stesso tasto.

L’uomo, però, è in grado di prendere in mano “il suo telecomando” e cambiare canale. Sì, la realtà non cambierà immediatamente: all’inizio, per forza di inerzia, verrà trasmesso lo stesso programma, ma se si insisterà a premere sul tasto giusto, il vecchio serial lascerà progressivamente posto alle scene del nuovo programma e alla fin fine la nuova realtà sostituirà completamente quella precedente. Così si materializzano i pensieri. L’unica condizione che bisogna osservare strettamente è la seguente: affinché la forma-pensiero si materializzi, è necessario fissare su di essa la propria attenzione a lungo e in modo sistematico.

Nella teoria del Transurfing ci sono diversi modelli “dimostrativi” che illustrano come questo funzioni. Uno di essi è stato creato in analogia al procedimento di sintonizzazione della radio su una frequenza: le persone capitano su quella linea della vita i cui parametri corrispondono all’“emissione mentale” che hanno in testa. In altre parole, ci si trova nella realtà corrispondente alla frequenza d’onda su cui ci si è sintonizzati.

Faccio notare che i termini “emissione mentale” ed “energia del pensiero”, usati nei primi libri, non sono pienamente corretti e servono più a facilitare la comprensione del concetto che a spiegare la struttura del mondo. Ci dimentichiamo sempre di trovarci in piedi di fronte allo specchio del mondo, per questo molte cose ci sembrano girate a testa in giù. Ripeto, noi non “emettiamo pensieri”, ma facciamo esattamente il contrario, ci colleghiamo ad essi poiché essi si trovano lì dove devono essere gli oggetti non materiali, nello spazio metafisico. Come avven- ga esattamente questo collegamento nessuno lo sa.

Per farsi un’idea del processo, si può dire che all’inizio è come se illuminassimo con la torcia della nostra attenzione un certo settore dello spazio delle varianti e intercettassimo le informa- zioni lì presenti, ragion per cui ci sembra che i pensieri nascano nella nostra testa; in seguito, se quest’illuminazione viene fatta durare per un tempo piuttosto lungo, succede che la forma-pen- siero corrispondente si incarna nella realtà, si materializza.

Un altro modello utilizzato nel Transurfing è quello dello specchio. La realtà che ci circonda è l’immagine speculare (se non proprio precisamente speculare, ad essa si avvicina molto) di ciò che si trova nei nostri pensieri. E qui è tutto molto semplice: il compito di ciascuno è solo quello di formare quell’immagine che vuole vedere nello specchio. Se volete vedere una faccia feli- ce, vi basterà sorridere; se volete che l’immagine riflessa vi venga incontro, vi basterà fare un passo in avanti. Tuttavia, la diffi- coltà sta nel fatto che gli uomini cadono facilmente prigionieri dell’illusione speculare. Come incantati, senza staccare gli occhi, fissano lo specchio, cioè la realtà che li circonda. Ed esattamente come succede in sogno, si dimenticano di se stessi e della propria immagine di partenza, non si ricordano che dovrebbero seguirla e mantenerla consapevolmente nella forma desiderata.

Sembrerebbe che non ci sia nulla di difficile in questo processo, non è così? Basta distogliere l’attenzione dallo specchio, reindirizzarla verso l’immagine di partenza, formare l’immagine che si vuole vedere e poi osservare quello che succede nel riflesso. Ma no, l’uomo fa esattamente il contrario: di fronte alla “dura realtà” si spaventa, crede che sia veramente così e così sempre sarà, si fissa un modello mentale e vive in questa realtà triste, senza avere la forza di distogliere lo sguardo dallo specchio e dirigerlo su di sé, sui suoi pensieri, e trovare lì un tasto da schiacciare per cambiare.

Anche in questo caso si pone l’annosa questione: che cosa possiamo fare? La prima cosa da fare è mantenere la consapevolez- za, fare in modo che lo specchio non ci trascini nel suo incantesi- mo come in un sogno. In secondo luogo occorre guardare non lo specchio, ma se stessi. Solo se si osservano queste due condizioni, la realtà circostante, cioè lo strato del vostro mondo, comincerà a cedere, non da subito, ma a poco a poco. L’importante è tenere costantemente e fermamente nei propri pensieri l’immagine desiderata, indipendentemente da quello che sta accadendo nella realtà. Comunque l’immagine riflessa, alla fin fine, si conforme- rà all’immagine di partenza. Non ha altra scelta!

Di fatto, siete veramente in grado di creare per voi stessi il mondo che più vi piace. Quando la vostra attenzione, o consapevolmente e con perseveranza, o involontariamente e con insistenza, è fissata su una certa immagine mentale, la realtà che vi sta intorno comin- cia a trasformarsi. Accadono cose strane. L’oggetto su cui concen- trate la vostra attenzione comincia letteralmente a invadere il vo- stro mondo e a capitarvi sempre sotto gli occhi. Gli altri fenomeni del mondo, invece, non occupando più i vostri pensieri, finiscono per scomparire da qualche parte, senza lasciar traccia. Come può succedere una cosa del genere? La realtà non è forse una per tutti?

Non esattamente. È vero, la realtà è una sola, ma ognuno in questa realtà ha il suo strato singolo, separato da quello degli altri. Non è la realtà generale a cambiare, ma la configurazione dello strato del mondo di ognuno. Al vostro fianco un’altra per- sona può esistere in una realtà completamente diversa. È una cosa che può sembrare incredibile, ma è davvero così. Il mondo intero è molto eterogeneo e questa varietà basta per una molti- tudine di possibili configurazioni per ogni singolo strato. Con i vostri pensieri vi costruite una versione unica e personalizzata del vostro mondo. Lì è incluso o escluso ciò che è rispettivamente presente o assente nei vostri pensieri.

Così, ad esempio, una donna che odia gli alcolisti, se li ritroverà sempre davanti nella sua realtà. Come sapete, ciò che vi dà fastidio è proprio ciò che possiede i vostri pensieri. Non solo, ma per soprammercato entra in gioco la polarizzazione creata dal potenziale superfluo. Succede così che i fattori irritanti vengono attratti dallo strato del mondo di una persona come la limatura di ferro viene attratta da una calamita.

Alla fine, se la donna del nostro esempio eccellerà nel suo odio nei confronti degli ubriaconi, questi ultimi finiranno col popo- lare totalmente lo strato del suo mondo, che si troverà invaso da una caterva di beoni appiccicosi, barcollanti o stesi a terra. Beoni saranno tutti i suoi uomini e beoni diventeranno i suoi figli.

Allo stesso modo, un uomo che nel profondo della sua anima è consapevole di essere lontano dalla perfezione e perciò cer- ca di convincere se stesso che tutte le donne sono delle puttane, o, nel migliore dei casi, delle stupide, incontrerà sempre donne di questo tipo. Le donne “di lega superiore” vivranno ben lon- tano dal suo strato, giacché egli stesso ha fatto la sua scelta e l’ha annunciata al mondo.

Vi sembra una storia fantastica? Niente affatto, questa è semplicemente la realtà speculare nella moltitudine infinita del- le sue manifestazioni. Può darsi che lo scenario che ho disegna- to sembri spaventoso per qualcuno... comunque sia, non vale la pena di preoccuparsi. Si tratta solo del lato esterno, visibile, dello specchio duale. La realtà che si nasconde al nostro sguardo è molto più spaventosa. 

Fonte
Scardinare il sistema tecnogeno  


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Igor Sibaldi Abbondanza: intervista su il Libro dell'Abbondanza


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Libro dell'Abbondanza
Come superare le paure, e imparare a essere un vincitore
Voto medio su 7 recensioni: Da non perdere

Quello che Zeland afferma ...

Quello che Zeland afferma, in sostanza, è che l’Universo si muove già verso la miglior realizzazione della tua vita; il tuo obiettivo è restare in equilibrio armonico con il mondo circostante e la tua esistenza scorrerà facilmente e piacevolmente (cosa certamente più semplice a dirsi che a farsi, ma Zeland offre dei suggerimenti specifici per arrivarci). A volte ci sarà da aggiustare un po’ il tiro, come una barca che si lasci trasportare dalla corrente può dare dei colpi di remo per aggiustare ogni tanto la sua posizione, ma non serve remare contro corrente. La cosiddetta Corrente delle Varianti (che a me ricorda molto il concetto del “Flusso del Tao”) ti porterà nel miglior settore possibile.

Affinché questo possa avvenire, c’è da vigilare sullo stato di unità di ragione ed Anima, cioè sull’orientarsi solo su ciò che interiormente ti fa sentire bene, ti fa gioire e vibrare e che anche la mente considera essere una cosa buona per te. Al fine della sopravvivenza (sia economica che affettiva) spesso ti trovi in compromessi molto poco soddisfacenti e fai cose più frustranti che appaganti… non si tratta di tagliare bruscamente i ponti con tutto ciò, ma di iniziare da subito a cambiare rotta. Come una musica sfuma in un’altra nelle mani sapienti del DJ, così la tua vita può mandare in dissolvenza il passato e manifestare qualcosa di completamente nuovo.

Anche se all’inizio non hai alcuna idea di come potrà manifestarsi la tua nuova realtà, mantenendo la giusta focalizzazione interiore appariranno le giuste circostanze da cogliere (e se ti manterrai allineata/o con il tuo intento, al momento giusto ti verrà naturale farlo).

Da dove deriva un potere così grande? Semplicemente da come è strutturata la realtà stessa!La realtà è uno specchio, il mondo interiore (che tanto bistrattiamo) è l’immagine primaria, mentre il mondo esteriore è il riflesso. Ha senso arrabbiarsi con ciò che viene riflesso o ha più senso impregnarsi a modificare progressivamente l’immagine interiore affinché poi il riflesso gli corrisponda? Comprendo bene come una simile affermazione possa apparire un po’ folle in una cultura come la nostra, sostanzialmente materialista, ma si tratta di sperimentare praticamente i principi del Transurfing per essere in grado di verificarne da soli la veridicità.



La realtà è uno specchio, all’esteriore si manifesta solo ciò su cui portiamo attenzione all’interiore.

Il primo requisito è “ricordare”. Ricordare che viviamo in una sorta di “sogno materializzato” e che è possibile cambiare tale sogno se ci manteniamo in uno stato di lucidità e consapevolezza.

Poi si tratta di identificare e mantenere nella visualizzazione interiore quello che Zeland definisce“diapositiva del fine” cioè il quadro dinamico di come vorresti la tua esistenza (o un aspetto di essa). Un quadro in cui tu sei protagonista e in cui devi percepire bene le emozioni che genera; è importante immergerti in esso tutti i giorni. Con l’abitudine di scrivere ogni mattina cosa vorresti realizzare e ogni sera quali eventi della giornata ti sembra che ti abbiano portato o avvicinato ai tuoi obiettivi, puoi applicare una focalizzazione positiva ed efficace su di essi. Questo è il metodo che ha consigliato lo stesso Zeland durante la sua prima apparizione al pubblico, fatta a Milano il 6 aprile 2013, e secondo lui già da solo potrebbe bastare.

Per rendere il tutto veramente efficace c’è da abbattere l’importanza interna (dare troppa importanza all’immagine di sé) ed esterna (dare troppa importanza alle altre persone o agli eventi). Anche questo non è così semplice da mettere in pratica, ma è facile capire che le cose, le situazioni e le persone non hanno un’importanza oggettiva, in sé, ma solo soggettiva (persone diverse attribuiranno un’importanza diversa alla medesima cosa) e l’essere il più fluidi, sereni e naturali possibili nell’affrontare una qualsiasi questione permetterà di gestirla al meglio.

Nella mia esperienza giovanile di volontario di Pubblica Assistenza ho impresso nella memoria un medico che affrontava qualsiasi emergenza con un una tale pacatezza che metteva calma in tutta la squadra e faceva riuscire al meglio ogni intervento, al contrario quando il medico di turno era il primo ad essere ansioso ed agitato creava un clima terribile e tutto diventava molto più difficile… questo mi ha insegnato che anche nelle emergenze più gravi si può abbattere il senso di importanza! Zeland dice: “abbatti l’importanza interna ed esterna e vedrai che muro cadrà, l’ostacolo si auto-eliminerà ed il problema si risolverà da solo”.

A livello pratico ho verificato che questo è possibile facendo qualcosa di concreto nella risoluzione di un problema (piuttosto che rimuginare su di esso), condividendo il problema e facendosi supportare da amici ed eventualmente terapeuti, ridirezionando l’attenzione su altre cose e – soprattutto –applicando le tecniche di pulizia emozionale.


http://tuseiluce.altervista.org/blog/applicare-transurfing-zeland/


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LA LEGGE DEL BOOMERANG

Ci scrive Roberto, che ha difficoltà nel lavoro poiché si sente sempre scavalcato da altri, che continuano a mettergli i bastoni tra le ruote. Chiede come uscire da questa situazione.

L’unico modo è ridurre l’importanza e concentrarsi sui propri obiettivi.

“Il mondo che ci circonda è fondamentalmente uno specchio” si legge nel nuovo libro, Il Proiettore. Pertanto, continua Zeland, “ogni cosa che vi gettate, sia buona che cattiva, vi ritorna indietro. Da qui si deduce automaticamente che: non conviene buttare ciò che non si vorrebbe ricevere indietro”.

È molto semplice, tanto quanto bere un bicchiere d’acqua, eppure le persone si ostinano a non voler cambiare il loro modo di vivere e ad indirizzare i pensieri nella direzione sbagliata, lontana dalle linee della vita che potrebbero condurre al proprio fine.

“Avrete forse notato che quando criticate o condannate qualcuno – si legge nel testo – dopo un po’ vi ritrovate voi stessi sulla sedia dell’imputato e per il medesimo capo d’imputazione. Più raramente, ma comunque inevitabilmente, il boomerang torna indietro trasformato.

In questo caso potreste venir condannati per altre vostre azioni oppure vi trovate a scontrarvi con qualche fastidiosa circostanza che a prima vista non sembra essere logicamente collegata con la pietra che avevate precedentemente gettato nel giardino di qualcuno”.

Per questo motivo, per il nostro bene, conviene ridurre l’importanza ed evitare di preoccuparsi degli altri, che realizzino pure la propria intenzione!!

Ognuno di noi deve pensare solo ed unicamente allo strato del proprio mondo ed indirizzare le proprie energie verso il raggiungimento dei propri obiettivi.

“Il principio del Boomerang è il seguente: se non volete vedere riflesse nello specchio ostilità, aggressione, condanna e rifiuto, non inviate al Mondo le immagini corrispondenti”.

http://www.reality-transurfing.it/il-boomerang-cio-che-pensi-e-che-dai-ti-ritorna/


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mercoledì 5 aprile 2017

COME PROTEGGERSI DAGLI ATTACCHI PSICHICI E DALLA NEGATIVITA’ ?

Ecco per esempio una delle piu' interessanti tecniche di difesa universale, la “Formula di frau Kovalski”.


Secondo la leggenda, colui che ha inventato questa tecnica, avrebbe lavorato con dei materiali radioattivi senza mezzi di difesa (?).
Al di là del fatto che sia vero o falso, questa tecnica si adopera per la difesa, ricarica, armonizzazione.


Lo scopo è diventare i conduttori dell’energia divina. Non tutti la possono condurre (sfiducia, assenza di fede, ignoranza), mentre tutti ne hanno bisogno.
Coloro che possono diventare i conduttori di questa energia la ricevono, la fanno passare attraverso il cuore e la colorano, regalandola, con le energie della loro tenerezza.


Quando si adopera?
- - Vedete una lite in famiglia, o in ufficio. Provate a dare a queste persone l’energia e vedrete che il conflitto si esaurisce.
- - Qualcuno cerca di farvi del male, magari, con i mezzi magici? mandate a che a lui dell’energia divina e noterete che i colpi si indeboliranno. In questo caso l’energia divina nutre l’anima del vostro avversario e lo priva delle possibilità di attingere a delle energie astrali negative. Le energie astrali, a differenza da quelle divine, sono limitate e sono offerte al mago per essere restituite moltiplicate a causa della paura della probabile vittima. Se questo non accade, l’invio dell’energia negativa cessa e viene prelevata quella del mago (il quale potrebbe iniziare a stare male).
- - Provate a mandarla a chi ha forti dolori.
-
La formula.


1. Ispirando, con l’amore nel cuore, rivolgetevi a Dio: “Signore, ti prego, dammi la tua Energia !”
2. Espirando (lo sguardo interiore è rivolto al cuore), con tenerezza, dare questa energia prima alla Terra (radicamento): “Madre Terra, PRENDI TUTTO CIO’ DI CUI HAI BISOGNO.” (non aggiungete altre parole).
3. Inspirando, chiedete di nuovo a Dio: “Signore, ti prego, dammi la tua Energia !”
4. Espirando (attraverso il cuore, con tenerezza) date questa energia a chi volete: ad un malato, ad una stanza, ad un albero, ad un animale, alle persone che non conoscete ma che volete aiutare, ai vostri nemici (per proteggervi da loro), ai colleghi, ad una città, ad un paese: PREDI TUTTO CIO DI CUI HAI BISOGNO.
5. “Dio ti ringrazio”.
6. Tenetene un po’ per voi: “Signore, ti prego, dammi l’energia! (inspirate). Dio ti ringrazio.”


Esempio:
- Signore, ti prego, dammi la tua energia (inspirate).
- Fate passare l’energia attraverso il cuore, espirando, con tenerezza: madre Terra, prendi tutto ciò di cui hai bisogno.
- Signore ti prego, dammi la tua energia (inspirate).
- Fate passare l’energia attraverso il cuore, espirando: Mamma, prendi tutto ciò di cui hai bisogno!
- Signore, ti prego, dammi la tua energia (inspirate).
- Fate passare l’energia attraverso il cuore, espirando, con tenerezza, datela: Amici miei, prendete tutto ciò di cui avete bisogno.
- ......
- Dio ti ringrazio.
-
Non dimenticatevi di radicarvi, altrimenti correte il rischio di dare la vostra energia anziché quella divina.


Autore: Roman F.
http://omkling.com/universalnaya-bozhestvennaya-zashhita/

Fonte

domenica 2 aprile 2017

L’attacco al cervello

Che fare quando bisogna inventare qualcosa è la testa non funziona? Vi potrebbe aiutare il programma “L’attacco al cervello”.
Si tratta di una stimolazione del cervello tramite una vasta banda delle frequenze: dai ritmi theta a quelli gamma. L’obiettivo del programma è quello di introdurre l’ascoltatore allo stato tale da poter iniziare a pensare fuori dagli stereotipi. Mentre ascoltate il programma, dovete concentrarvi non sui suoi suoni bensì sul vostro obiettivo.
State lavorando su un progetto, state inventando un reattore per una astronave o cercate di trovare i soldi per comprare una macchina? Non ha importanza, “l’attacco al cervello” vi aiuterà a trovare una soluzione.
Ascoltate questo programma solo con le cuffie stereo.

Controllate che la cuffia sinistra sia sull’orecchio sinistro e la cuffia destra sia sulla cuffia destra. Per questo programma è molto importante!

Dopo il primo ascolto fate un intervallo e continuate a pensare al vostro obiettivo. Se non riuscite a trovare una soluzione, dopo mezz’ora potete rifare l’ascolto. Alla fine, avrete il vostro risultato.

Quando ascoltare: al mattino o nel corso della giornata. Non ascoltate il programma di notte, potreste avere delle difficoltà nell’addormentarvi. 

Download Gratuito al sito

Advanced Mind Institute


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giovedì 30 marzo 2017

ASPETTARE E ATTENDERE: DUE COSE DIVERSE

Siete più vicini a ciò che vorreste di quanto pensiate. Potrebbe arrivare nella vostra vita, e smettere di essere atteso. Siamo tutti abituati ad aspettare qualcosa. Aspettare significa dirigere i pensieri, le speranze, i sogni verso quel momento quando il sogno si realizzerà. Questa concentrazione sul futuro fa si che la nostra energia se ne va dal presente e si disperde nelle illusorie attese.

Aspettare e attendere, sono due cose diverse.


L'attesa è un permesso.
C'è una sottile differenza tra il pensiero su ciò che desideriamo e il permesso di entrare nella nostra vita.
Ognuno di noi può desiderare qualsiasi cosa, ma la percentuale della realizzazione dei sogni è insignificante, e qui si può parlare della differenza tra "aspettare" e "attendere".
L'attesa è il permesso, la certezza interiore che ciò che attendo mi arriverà. E' già mio, devo solo attendere quel momento che sarà nelle mie mani o nella mia vita.
Se noi soltanto aspettiamo, non abbiamo la certezza di riceverlo, ma abbiano i dubbi e le paure, abbiamo la sfiducia. Inoltre, ci focalizziamo su questo, creando troppa tensione. E ciò attiva le leggi dell'equilibrio che compensano con un' assenza la troppa importanza del ricevimento di qualcosa.

Quando voi avrete desiderato qualcosa, avrete riempito il desiderio di sentimenti gioiosi, aprendo dentro di voi lo stato di una sicura ATTESA - con questo avrete dato il permesso ai sogni di realizzarsi nella vostra realtà. Semplicemente, senza gli attaccamenti.
Qualsiasi dubbio è la sostituzione della sensazione "io ho" con "io non ho".
Perciò, se volete davvero avere qualcosa, non aspettate la realizzazione dei desideri, siatene certi. La chiave dell'attesa è la conoscenza che tutto sarà proprio così come vogliamo.

Advanced Mind Institute Italia

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mercoledì 22 marzo 2017

L’estinzione del pendolo

Succede a volte che sia impossibile affossare un pendolo, che non si riesca cioè né a ignorarlo né a isolarlo.

Avevo un amico dall’aspetto pacato e gentile ma dotato di una forza fisica non comune. Una sera tardi, mentre rientravamo in tram, ci siamo imbattuti in una compagnia di teppisti dall’aria aggressiva, un vero pendolo distruttivo. Erano in tanti e si caricavano l’uno con l’altro di energia negativa, sentendosi pienamente impunibili e intoccabili. Questo tipo di compagnia cerca di solito qualcuno da molestare per rifornirsi di energia anche da sorgenti esterne. Cosi hanno incominciato ad infastidire il mio amico, rassicurati dal suo aspetto pacifico e bonario. Per un po’ l’hanno preso in giro e l’hanno offeso, ma lui continuava a sedere in silenzio, ignorando le loro provocazioni, cercando cioè di affossare il pendolo-teppisti. Io nel frattempo osservavo senza intervenire , sapendo che il mio amico non aveva nulla da temere, al contrario dei teppisti. Alla fine, non sopportando più la situazione, il mio amico si e’ diretto verso l’uscita ma uno dei bulli più sfrontati gli ha sbarrato la strada. Messo alle strette, il mio amico ha agguantato il teppista per la collottola e gli ha vibrato un colpo che gli ha letteralmente spappolato la faccia.
I compagni del malcapitato sono rimasti impietriti dallo stupore e dell’orrore. Quando il mio amico si e’ girato per afferrarne un altro, questi, con voce tremante, l’ha pregato di lasciarlo andare. L’energia del pendolo-compagnia si e’ immediatamente dissolta e i suoi membri, urtandosi e indietreggiando, si sono precipitati fuori dal tram.

Certo, coloro che si possono difendere non hanno problemi. Ma gli altri, cosa possono fare in questi casi? Se veramente non c'è’ via di scampo, si può estinguere il pendolo escogitando qualcosa di straordinario e inatteso, una mossa che nessuno si aspetta.

Mi hanno raccontato questa storia: una banda di bulletti di strada aveva circondato un ragazzo con l’intenzione di menarlo. Il ragazzo si e’ avvicinato al capo e, sgranando due occhi da folle, gli ha dichiarato: “Vuoi che ti spacchi il naso o la mascella?”. Un tale sviluppo non si inscriveva nello scenario abituale, perciò il capobanda per un attimo ha indugiato. Allora il ragazzo, preso da un’euforia da folle, gli ha gridato: “Vieni qui che ti stacco un orecchio!”, attaccandoglisi con le cinque dita all’orecchio. Il capobanda ha lanciato un urlo straziante. Lo spettacolo che la banda era solita inscenare veniva rovinato. Il capo, ben lungi dal pensare di picchiare qualcuno, era preoccupato solo di liberarsi l’orecchio dalla presa. Il ragazzo, considerato fuori di senno, fu lasciato in pace e riuscì in questo modo a evitare l’attacco.

Quindi, se vi succede di capitare in una situazione il cui scenario di sviluppo e’ prevedibile, fate una qualsiasi mossa purché essa non si inscriva in questo scenario. Il pendolo si estinguerà. Finché agite secondo lo scenario, accettate il gioco del pendolo e emettete energia alla sua frequenza. Ma se la vostra frequenza incomincia a differenziarsi sostanzialmente da quella del pendolo, entrate in dissonanza con quest’ultimo e lo confondete dal ritmo.


Esiste un altro metodo interessante di estinzione, l’estinzione morbida: se qualcuno vi infastidisce, diventa per voi un problema, provate a capire che cosa manca a questa persona, cercate di arguire di che cosa ha bisogno. E ora provate ad immaginare questa stessa persona gia’ in possesso di quello che gli mancava. Si può trattare di salute, sicurezza, stato d’animo tranquillo. A ben pensarci questi sono i tre fattori principali che servono agli uomini per farli sentire soddisfatti. Provate a pensare: di che cosa ha effettivamente bisogno in questo momento la persona che suscita la vostra irritazione?

Supponiamo che il vostro capo si sia arrabbiato con voi. Magari e’ stanco o ha dei problemi in famiglia. Allora gli serve uno stato d’animo tranquillo. Immaginatevelo mentre se ne sta sdraiato in poltrona davanti alla televisione o vicino al caminetto, o con una canna da pesca in riva al fiume o in sauna con un boccale di birra. Sapete quali sono le sue preferenze?
O magari i suoi superiori gli hanno fatto pressione e lui ha paura di prendersi determinate responsabilità? Allora ha bisogno di sicurezza. Provate ad immaginarlo mentre scia con sicurezza in montagna, o mentre guida un’auto sportiva o mentre si muove con disinvoltura a una festa, al centro dell’attenzione di tutti.
O forse gli fa male qualcosa? Immaginatevelo allora allegro e in forma, mentre nuota nel mare o pedala una bicicletta o gioca a calcio. Certo, e’ meglio sapere quali sono i suoi interessi. Tuttavia non occorre andare tanto lontano. Basta immaginare la persona in una situazione in cui e’ soddisfatta.

Cosa succede allora? Una persona e’ apparsa nel vostro orizzonte e costituisce un problema per voi (può anche trattarsi di un rapinatore). Provate a distrarvi dal problema di cui si fa portatore, in questo modo fin dall’inizio non presterete la vostra testa al cappio di presa della frequenza. Immaginate questa persona in atto di ricevere quello di cui ha bisogno (cosa vuole un rapinatore: mangiare, bere, bucarsi?). Visualizzate la persona in un quadro di raggiunta soddisfazione. Se ci siete riusciti, considerate che il problema e’ risolto. Il pendolo infatti non ha incominciato a oscillare per caso. Qualcosa l’ha spostato dal suo equilibrio. Lui, consciamente o inconsciamente cerca quel qualcosa che lo riporti all’equilibrio. E l’energia dei vostri pensieri a una determinata frequenza gli da’ proprio questo, anche se indirettamente. Muterà subito la sua aggressività in disponibilità. Fate fatica a crederci? Sperimentate!

Questa tecnica si basa sul principio dell’estinzione del pendolo. Una persona-pendolo vi si avvicina con un problema e voi lo soddisfate, non in modo evidente ma a livello energetico. Gli avete dato la vostra energia ma in minima parte, perdendo molto meno di quanto avreste potuto perdere. E per di più avete fatto una buona azione, venendo in soccorso a un bisognoso, anche se per poco. La cosa interessante e’ che in seguito egli avrà con voi un rapporto piu’ amichevole. Non capirà perché in vostra compagnia si senta bene. Che rimanga un vostro piccolo segreto.

Potete applicare questa tecnica anche nei casi in cui siete voi ad aver bisogno di qualcosa da qualcuno, che, preso dai suoi problemi non e’ disposto a venirvi incontro. Vi serve la firma del capo? Prima “nutritelo” con una visualizzazione benefica e vedrete che farà tutto quello che chiedete.



E infine: cosa dite, dov'è’ andata a finire secondo voi l’energia di un pendolo frenato? E’ passata a voi. Venendo a capo di un problema voi diventate più forti. La volta prossima ciò per voi non sarà una difficoltà. Non e’ forse cosi? Se invece vi metteste a lottare con il problema, cedereste energia al pendolo che ha creato questo stesso problema.

Le pratiche di affossamento e estinzione del pendolo sono note agli psicologi e agli psicoterapeuti come tecniche professionali. In questo senso non sono delle novità. Ma per le persone che non conoscono i metodi della psicologia applicata sono veramente preziose poiché chiariscono come e perché funzionano i sistemi psicologici di difesa.

TRANSURFING - LO SPAZIO DELLE VARIANTI – LIBRO I°

Come scivolare attraverso la realtà

di VADIM ZELAND


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martedì 21 marzo 2017

L’affossamento del pendolo

Lottare contro un pendolo e’ inutile. Come si diceva prima, lottare contro un pendolo equivale a rifornirlo di energia. La condizione prima e più importante per il successo e’ rifiutare di lottare contro il pendolo.

In primo luogo i pendoli vi pressano in misura proporzionale ai vostri tentativi di liberarvi dalla loro pressione. Potete ripetere all’infinito “Smettetela, lasciatemi in pace!” e potrà anche sembrarvi di essere riusciti a liberarvi dalla loro influenza. In realtà, così dicendo, non fate che nutrirli della vostra energia e attaccarveli ancora di più.

In secondo luogo voi non avete il diritto di giudicare e di cambiare qualcosa in questo mondo. Bisogna percepire tutte le manifestazioni della realtà come quadri in una mostra, che vi piaccia o no. In una mostra ci possono essere tanti quadri per voi poco interessanti. Ma non vi viene nemmeno in mente di chiedere ai curatori di toglierli.

Una volta che avete riconosciuto al pendolo il suo diritto di esistere, siete in pieno diritto di uscire, di svincolarvi dalla sua influenza. Ma l’importante e’ non lottare contro di lui, non giudicarlo, non arrabbiarsi, non perdere il controllo della situazione, che’ diversamente prendereste parte al suo gioco. Al contrario, dovete accettarlo tranquillamente come un fatto dovuto, un male inevitabile e solo dopo uscirne. Ogni manifestazione di non accettazione e’ un’emissione di energia in direzione del pendolo.

Prima di capire cosa significhi scegliere bisogna imparare a rifiutare. Gli uomini, di solito, non hanno le idee chiare su quello che vogliono. Per contro sanno benissimo che cosa non vogliono. Mirando a evitare cose o fatti indesiderati, molti agiscono in modo tale da ottenere esattamente il contrario. Per rifiutare, bisogna prima accettare. Il verbo “accettare” qui non significa lasciar entrare dentro di sé, permettere un accesso, bensì riconoscere alle altre realtà il diritto di esistere e, fatto questo, lasciarsele alle spalle con indifferenza. Accettare e lasciar andare significa far passare dentro di sé un fatto e dargli l’addio, dimenando la mano in gesto di saluto.

Per contro, accettare e tenere significa prendere dentro di sé e di conseguenza attaccarsi o attaccare, opporsi.

Se siete tormentati da pensieri di situazioni che non vi piacciono, state sicuri che le ritroverete nella vostra vita. Facciamo un esempio: a una persona non piacciono le mele. Le detesta, prova un senso di nausea alla loro vista. Potrebbe semplicemente ignorarle, ma non le garba il fatto che nel mondo in cui vive possa esistere una simile schifezza, le mele. Si irrita ogni volta che le capitano sotto gli occhi e manifesta apertamente il suo disgusto. Questo e’ quanto succede a livello materiale. A livello energetico l’uomo in questione si getta con avidità sulle mele, se ne riempie la bocca, le mastica rumorosamente cantilenando contemporaneamente il suo disgusto, se ne riempie le tasche, si soffoca e di nuovo si lamenta di quanto l’hanno esasperato. Non gli passa per la testa il pensiero che basterebbe eliminare le mele dalla sua vita, giacché non le vuole.

Amare o odiare qualcosa non fa differenza. L’importante e’ che se i vostri pensieri sono fissati sull’oggetto dei vostri sentimenti, l’energia mentale si fissa su una determinata frequenza,


voi finite nella rete del pendolo e vi spostate su una linea della vita dove l’oggetto della vostra fissazione abbonda.
Se non volete qualcosa, basta non pensarci, basta passarci sopra con indifferenza, Sparirà automaticamente dalla vostra vita. Gettar via qualcosa dalla propria vita significa non evitare ma ignorare. Evitare significa ammettere nella propria vita ma sforzarsi di liberarsene. Ignorare invece vuol dire non reagire in nessun modo e, di conseguenza, non avere.

Immaginate di essere un radioricevitore. Ogni mattina vi svegliate e ascoltate una stazione radio che odiate, il mondo che vi circonda. Ma se non vi piace, sintonizzatevi su un’altra frequenza!

Può sembrare che una cortina di ferro tra voi e il mondo vi aiuti a difendervi dall’influenza di pendoli indesiderati. In realtà si tratta di una pura e semplice illusione. Protetti da una corazza di ferro potete ripetete a voi stessi quanto volete:”Sono un muro cieco. Non vedo, non sento, non so niente e non dirò niente a nessuno. Non permetto accessi”. Tuttavia, per mantenere un siffatto campo di difesa occorre consumare un sacco d’energia. L’uomo desideroso di isolarsi intenzionalmente dal mondo, finisce per trovarsi in uno stato continuo di tensione. Come se non bastasse, l ’energia del campo di difesa e’ sintonizzata alla frequenza del pendolo contro cui e’ finalizzata la difesa. Ed e’ proprio quello che serve al pendolo. Per lui infatti e’ indifferente come avviene l’emissione d’ energia, se volontariamente o in modo contrario alla vostra volontà.

E allora, come ci si può difendere dall’azione di un pendolo? Facendo il vuoto. Se sono vuoto, non offro agganci. Non faccio il gioco del pendolo ma non cerco nemmeno di difendermi. Lo ignoro semplicemente. L’energia del pendolo, senza toccarmi, si diffonde e si disperde nello spazio. Il gioco del pendolo non mi preoccupa, non mi tange. Rispetto a lui io sono vuoto.

Il compito principale del pendolo e’ attrarre sostenitori e ricevere da loro energia. Se ignorate il pendolo, esso vi lascerà in pace e si rivolgerà altrove, poiché agisce solo con coloro che accettano il suo gioco e che emettono energia alla sua frequenza.

Un esempio banale: vi siete attirati l’attenzione di un cane che incomincia ad abbaiarvi contro. Se vi girate verso di lui abbaierà ancora di più, Se lo prendete sul serio e incominciate a rispondergli, vi inseguirà ancora a lungo, il suo scopo e’ infatti quello di trovare qualcuno con cui litigare. Se invece lo ignorate , lui troverà presto un altro soggetto da provocare. Si noti bene che al cane non passa neanche per la mente di offendersi per l’attenzione che gli avete negato. E’ troppo preso dal suo scopo di ricevere attenzione per poter pensare a qualcos’altro.

Se sostituite al cane una persona tendenzialmente conflittuale e intrigante, il modello funzionerà ugualmente.

Se qualcuno vi infastidisce, provate a misurare su di lui il modello del pendolo distruttivo, probabilmente gli andrà a pennello. Se non riuscite a calmare l’importuno, provate semplicemente a non rispondere alle sue provocazioni, ignoratelo. Finché continuate a fornirgli la vostra energia lui non vi lascerà in pace. Potete dargli energia sia direttamente, litigando con lui, sia indirettamente, odiandolo in silenzio. Smettere di fornirgli energia vuol dire non pensare a lui, toglierselo dalla testa. Provate a dire semplicemente a voi stessi: “Ma che se ne vada al diavolo!”. Vedrete che presto lui se ne andrà dalla vostra vita.


Tuttavia accade spesso che sia quasi impossibile ignorare semplicemente il pendolo. Facciamo un esempio: il vostro capo vi chiama a rapporto. Un rifiuto o un tentativo di difesa equivarrebbero a una perdita di energia, dato che in entrambi i casi si tratta di un sistema di lotta contro il pendolo. In questa situazione potete fingere di fare il gioco del pendolo. L’importante e’ che vi rendiate conto di entrare nel gioco a bella posta.

Immaginate che un pezzo d’uomo brandisca contro di voi una mazza con l’intento di colpirvi. Voi non fate resistenza, non vi difendete e non attaccate. Vi fate semplicemente di lato, così l’energumeno con la mazza in mano vola nel vuoto. Il pendolo, non potendo agganciarvi, e’ affondato e scomparso.

Questo principio e’ alla base dell’aikido. Qui succede letteralmente che l’attaccante viene preso per il braccio, accompagnato nei suoi movimenti e quindi rilasciato dalla parte in cui e’ diretta la sua energia. Il segreto sta nel fatto che il difensore non si oppone all’attacco, si accorda con la linea dell’attaccante, lo accompagna un po’ di tempo e quindi lo rilascia. L’energia dell’attaccante si disperde nel vuoto, perché, se il difensore e’ “vuoto”, non offre appigli.

La tecnica di questo morbido approccio consiste nel fatto che voi all’inizio rispondete al primo attacco del pendolo con un consenso e solo in un secondo momento vi mettete diplomaticamente in disparte o convogliate senza insistenza l’energia nella direzione che vi interessa.

Il vostro capo, per esempio, vuole scaricarvi un lavoro e insiste affinché esso venga svolto esattamente come vuole lui. Voi sapete che sarebbe meglio operare diversamente o ritenete addirittura che non spetti a voi fare questo lavoro. Se incominciate ad obiettare, discutere, giustificarvi, il capo, con durezza, esigerà la vostra obbedienza. Lui infatti ha preso una decisione e voi gli andate contro. Provate a fare il contrario. Ascoltatelo con attenzione, concordate con lui, smorzate il vostro impulso alla discussione. E solo dopo incominciate tranquillamente ad esaminare con lui i dettagli della questione. In questo preciso momento avete assorbito l’energia del capo ed avete cominciato ad emettere alla sua frequenza. Il suo impulso, non trovando resistenza, per un po’ di tempo si fermerà. Non ditegli che voi sapete meglio di lui come svolgere il lavoro, non opponete rifiuti e non discutete . Fate semplicemente in modo di consigliarvi con il capo su come potreste eseguire il lavoro nel modo migliore o piu’ veloce o su chi altri potrebbe svolgere il lavoro più efficacemente di voi. In questo modo risulta che voi oscillate insieme al pendolo ma lo fate in piena coscienza, senza prendere parte al gioco, quasi osservando dal di fuori. Il pendolo oscilla, pienamente immerso nel gioco che e’ il suo, dato che e’ lui a prendere le decisioni con cui gli altri concordano o su cui si consultano. E voi vedrete che l’energia, inizialmente indirizzata verso di voi, finirà per disperdersi altrove, in direzione di un’altra decisione o alla ricerca di un altro esecutore. In questo modo, per voi personalmente, il pendolo e’ affossato.

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Come scivolare attraverso la realtà

di VADIM ZELAND
 


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Avrete ciò che non volete

Come si diceva innanzi, i pendoli possono ricevere energia sia dai loro sostenitori che dai loro avversari. Ma la perdita di energia e’ il minore dei mali. Se il pendolo e’ sufficientemente distruttivo, il danno arrecato investirà il destino intero della persona e la sua felicita’.

Ciascuno di noi si scontra periodicamente con notizie negative o fatti indesiderati. Sono le provocazioni dei pendoli. L’individuo non vuole che questi momenti negativi entrino nella sua vita e di solito reagisce in uno dei due modi: se l’informazione non lo coinvolge da vicino, la ignora e finisce per dimenticarla presto; se invece la notizia e’ per lui provocatoria, suscita spavento o irritazione cioè lo tocca nel vivo, allora si produce l’effetto della presa dell’energia mentale al cappio del pendolo: l’individuo si sintonizza sulla frequenza di risonanza di quest’ultimo. Gli avvenimenti che seguono poi si sviluppano secondo il solito scenario: l’individuo si arrabbia, si indigna, si agita, si spaventa, esprime tutta la sua insoddisfazione e ciò facendo emette energia alla frequenza del pendolo distruttivo. L’energia prodotta non va solo al pendolo. I parametri dell’energia mentale sono tali per cui l’individuo si sposta su quelle linee della vita dove trova in abbondanza proprio quello che voleva evitare.

Se ben vi ricordate, si diceva che, se l’emissione dell’energia mentale di un individuo si fissa su una determinata frequenza, costui si sposta sulla linea della vita corrispondente. Il ruolo distruttivo del pendolo consiste qui nel fissaggio della frequenza con l’aiuto del cappio di presa.

Supponiamo che trascuriate la notizia di una catastrofe o di un cataclisma. Se la cosa non vi riguarda, infatti, perché dovreste amareggiarvi inutilmente? In questo caso, da qualche parte avviene una catastrofe ma voi personalmente vi trovate su una linea della vita dove occupate una posizione di osservatore e non di vittima. La linea dove siete in posizione di vittima e’ rimasta in disparte. Viceversa, se vi lasciate invadere dalla notizia di una catastrofe o di una disgrazia, vi disperate e discutete il fatto con gli amici, non e’ da escludere che presto vi ritroviate spostati su una linea dove figurate in posizione di vittima. Ne deriva che se il desiderio di evitare una determinata circostanza e’ molto forte, esiste una forte probabilità che l’indesiderata circostanza si verifichi. Lottare con tutte le proprie forze contro qualcosa che non volete, equivale a investire energia affinché ciò si produca nella vostra vita.
Affinché lo spostamento su linee indesiderate della vita si realizzi, non occorre necessariamente intraprendere delle azioni. Sono sufficienti i pensieri negativi, ben conditi da equivalenti emozioni. Non volete che faccia brutto tempo e pensate a quanto odiate la pioggia. I vicini vi disturbano e voi litigate continuamente con loro, odiandoli in silenzio. Temete qualcosa e ciò vi crea preoccupazione. Siete stanchi del lavoro che fate e quasi assaporate sentimenti di ostilità verso il vostro lavoro. Ovunque, siete perseguitati da ciò che fortemente non volete, temete, odiate, disprezzate. D’altra parte ci sono tante altre cose che vorreste evitare ma in questo preciso momento non vi preoccupano. E proprio per questo non succedono.

Tuttavia, non appena vi lasciate penetrare dal negativo, vi imbevete di ostilità e cominciate a cullare questa sensazione, l’evento indesiderato troverà sicuramente il modo di materializzarsi nella vostra vita.

L’unico modo per allontanare dalla propria vita gli eventi indesiderati e’ liberarsi dalla pressione del pendolo che si e’ impadronito della vostra energia mentale, non cedere alle sue provocazioni e non farsi coinvolgere nel suo gioco. Ci si può svincolare dalla presa del pendolo solo in due modi: o affossandolo o estinguendolo. Vediamo da vicino come si deve fare.

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I fili delle marionette

Poniamoci una domanda: come fanno i pendoli a costringere i loro seguaci a rifornirli volontariamente di energia? Si può ammettere, per esempio, che un pendolo ben organizzato e influente possa riuscire ad obbligare i suoi aderenti ad agire secondo determinate regole. Ma come possono fare altrettanto i pendoli più deboli?

Quando una persona non ha il potere di forzare qualcuno a fare qualcosa si serve di argomenti sensati, persuasioni, opere di convincimento, promesse. Si tratta però di metodi poco efficaci, tipici di una società umana che ha perso il contatto con le forze della natura. I pendoli ricorrono di rado a queste tecniche, preferendo servirsi di armi di gran lunga più raffinate. Nella loro essenza di sistemi energetici di informazione, essi sono più inclini ad operare e ad assoggettare secondo le potenti e immutabili leggi di natura.

L’uomo cede energia al pendolo nel momento in cui emette energia alla frequenza di risonanza del pendolo. Per far ciò egli non deve necessariamente incanalare il suo pensiero in direzione del pendolo. Si sa che la maggior parte dei pensieri e degli atti delle persone e’ un prodotto del subconscio. Sfruttando proprio questa qualità della psiche umana i pendoli riescono ad attingere energia non solo dai loro sostenitori ma persino dai loro nemici accaniti. Forse avete già capito in che modo.

Provate ad immaginare un gruppo di vecchiette sedute su una panchina, intente a maledire il governo del paese. Non le si può certo considerare sostenitrici del pendolo-governo, che odiano per un’intera serie di cause. Però cosa succede? Le vecchiette si lamentano del governo, cosi inerte, corrotto, venduto e ottuso, e nel farlo emettono con i loro pensieri un’intensa quantità di energia alla frequenza del pendolo in oggetto. Per il pendolo e’ indifferente da quale parte lo facciano oscillare, gli va bene sia l’energia positiva che quella negativa. L’importante e’ che la frequenza di emissione sia quella di risonanza.

Compito principale del pendolo e’ quindi quello di agganciare l’individuo, toccarlo sul vivo, usurpare i suoi pensieri, non importa in che modo.

Con il progredire dei mezzi d’informazione di massa i metodi dei pendoli si stanno facendo via via più raffinati. L’individuo cade in un rapporto di dipendenza.

Avete notato che nei notiziari prevalgono generalmente le brutte notizie? Questo tipo di notizie infatti scatena forti emozioni, ansia, paura, indignazione, rabbia, odio. Il compito dei corrispondenti e’ proprio quello di ancorare l’attenzione del pubblico. I mezzi di comunicazione di massa, pendoli a loro volta, sono al servizio di pendoli più potenti. Il loro fine dichiarato e’ quello di rendere accessibile al pubblico ogni tipo di informazione. Quello reale, invece, e’ solo uno: sintonizzare con tutti i mezzi possibili alle frequenze giuste.



Uno dei metodi preferiti dai pendoli per garantirsi l’accesso alla vostra energia e’ quello di farvi perdere il controllo. Chi perde l’equilibrio comincia a “vibrare” alla frequenza del pendolo, contribuendo con ciò stesso a farlo oscillare. Facciamo un esempio: aumentano i prezzi e voi reagite negativamente, siete indignati, vi lamentate, discutete della situazione con i vostri conoscenti, manifestate cioè una reazione assolutamente normale e adeguata al caso. Ma e’ proprio quello che si aspetta il pendolo: con la vostra reazione, infatti, emettete nell’ambiente circostante energia negativa alla frequenza del pendolo, il quale, alimentandosi della vostra energia, prende ad oscillare con maggior intensità. E la situazione diventa ancora piu’ grave.

Il filo più forte che il pendolo può tirare per manovrarvi e’ il panico, la sensazione umana più ancestrale e potente. L’oggetto del panico non ha importanza; ma se il panico e’ in qualche modo legato a un aspetto del pendolo, quest’ultimo riceverà tutta la vostra energia.

L’angoscia e l’ansia sono fili già un po’ più deboli, ma comunque resistenti. Queste emozioni fissano molto bene l’emissione di energia del pensiero alla frequenza del pendolo: infatti, se siete preoccupati per qualcosa, non potete concentrarvi su qualcos’altro.

Anche il senso di colpa e’ uno dei grandi canali prioritari da cui il pendolo attinge energia. Ce lo impongono fin dall’infanzia. E’ un ottimo mezzo di manipolazione: “Se sei in colpa, sei obbligato a fare quello che dico io”. E’ difficile convivere con il senso di colpa, perciò gli uomini cercano di liberarsene. Ma in che modo? Sopportando un castigo o espiando la colpa, ovvero, in entrambi i casi, dimostrando obbedienza e quindi indirizzando il loro lavoro mentale in una determinata direzione.

Il senso del dovere e’ un caso particolare del senso di colpa. Se “devo” significa che ho un obbligo verso qualcosa o qualcuno, sono tenuto ad eseguire. Il risultato e’ che i “colpevoli”, sia veri che falsi, se ne vanno in giro a testa china, offrendo al pendolo il loro tributo in forma di energia. L’arma privilegiata dei pendoli, infine, e’ il senso di colpa indotto. Su quest’argomento ritorneremo più avanti.

Degni di particolare attenzione sono i differenti complessi psicologici delle persone: il complesso di inferiorità: non sono attraente, non ho talento ne’ capacita’ particolari, non sono ne’ intelligente ne’ arguto, non so socializzare, non mi merito nulla. Il complesso di colpa: sono colpevole di qualcosa, tutti mi giudicano, sono costretto a portare la mia croce. Il complesso del guerriero: devo essere il migliore, dichiaro guerra a me stesso e a coloro che mi circondano, lotterò per un posto al sole, prenderò quello che mi spetta con la forza. Il complesso dell’amante della giustizia: dimostrerò a tutti i costi che ho ragione io e gli altri hanno torto.
Questi e altri complessi funzionano come personali chiavi d’accesso all’energia di singoli individui. Il pendolo, mettendo il dito sulla piaga giusta, attinge con forza l’energia dell’individuo.

Potete continuare da soli l’elenco dei fili che il pendolo tira per manovrare le sue marionette: il senso della giustizia e dell’onore, l’orgoglio, la vanagloria, l’amore, l’odio, l'avidità, la generosità, la curiosità, l’interesse, la fame e analoghi sentimenti e bisogni.
Le sensazioni e il coinvolgimento permettono di incanalare il flusso dei pensieri in una determinata direzione. Se un argomento non suscita ne’ interesse ne’ emozioni, e’ molto difficile concentrarsi su di esso. Per questo motivo i pendoli si ingegnano a catturare il flusso di pensieri dell’individuo, toccando le corde dei sentimenti e dei bisogni.


Di solito la gente reagisce in modo standardizzato ai fattori irritanti esterni. Le notizie negative suscitano indignazione, quelle angoscianti producono paura e ansia, l’offesa suscita ostilità e via dicendo. Le abitudini agiscono da leva d’innesco del meccanismo di aggancio del pensiero, si pensi ad esempio all’abitudine di irritarsi o di preoccuparsi per inezie, di rispondere alle provocazioni e in generale di rispondere con una reazione negativa a un irritante negativo.

L’individuo può anche rendersi conto del fatto che i pensieri e i comportamenti negativi non portano a niente di buono, tuttavia continua a ripetere gli stessi errori per la forza dell’abitudine.
Proprio per questo motivo le abitudini causano spesso problemi e obbligano ad agire in modo poco produttivo. Liberarsi dalle abitudini però e’ difficile. Esse creano un’illusione di benessere e l’uomo si appoggia ad esse perché si fida di più delle situazioni note. Il nuovo suscita sempre diffidenza. L’atto abituale, usuale, si e’ già fatto conoscere nella pratica. E’ come la vecchia poltrona di casa dove vi sedete a riposare dopo il lavoro. Una nuova sarebbe forse più comoda, ma quella vecchia e’ più confortevole. Il senso di comfort e’ creato da concetti quali la comodità, la fiducia, l’esperienza positiva, la prevedibilità. Nel nuovo, tali concetti sono presenti in misura inferiore, per questo ci vuole un po’ di tempo prima che una nuova abitudine diventi vecchia.

Cosi, a grandi linee, abbiamo esaminato i procedimenti usati dai pendoli per influire sugli individui. Ma può l’individuo liberarsi dall’influenza dei pendoli? Dei mezzi di liberazione e di difesa parleremo più avanti. Osserviamo solo che spesso succede che qualcuno si ribelli e reagisca apertamente contro il pendolo-asservitore. In questo duello, si noti bene, l’individuo esce sempre sconfitto. Un pendolo può essere vinto solo da un altro pendolo. Un individuo da solo non può fare niente. Se ha deciso di disobbedire e incominciare una battaglia, finirà solo per perdere energia. Nella migliore delle ipotesi il sistema lo scaglierà oltre i suoi confini, nella peggiore lo schiaccerà. Il membro che ha avuto il coraggio di infrangere le regole fissate dal sistema viene dichiarato fuorilegge. Dall’esterno ciò ha l’aspetto di una condanna a fronte di un determinato atto. Di fatto la colpa non sta nell’atto di per se’ ma nella disobbedienza, nel rifiuto del seguace di continuare a fornire energia al pendolo.

Perché si dice “peccato confessato, mezzo perdonato”? Perché un individuo che si e’ incollato il senso di colpa e’ pronto a servire il potere del pendolo. Per il pendolo il pentimento di un suo seguace per un atto commesso non ha nessuna importanza. Ha importanza solo il ripristino del controllo perduto. Il pendolo diventerà subito più disponibile se voi gli darete la possibilità di manovrarvi. Se invece il colpevole non si piega, allora, nella logica del pendolo, si potrà tranquillamente rimuovere, dato che non c'è’ più nient’altro da attingere da lui.

Di solito le reali motivazioni del pendolo sono velate da principi morali. Come dire: un pentito non e’ più un criminale! Capirete da soli dove agisce il principio morale e dove invece vengono toccati gli interessi del sistema, se terrete sempre presente cosa sono veramente i pendoli e quali sono i loro veri scopi. 

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lunedì 20 marzo 2017

La battaglia dei pendoli

La caratteristica più importante di un pendolo distruttivo e’ la sua tendenza ad aggredire e distruggere i suoi simili per attirare a sé gli individui. A tal fine aizza i propri membri contro quelli degli altri: “Loro sono diversi da noi, sono cattivi!” E le persone, coinvolte in questa lotta, deviano dal loro cammino e s’inerpicano verso falsi fini, percependoli erroneamente come propri. Il carattere distruttivo del pendolo sta proprio qui. La lotta contro i membri di altri gruppi e’ sempre sterile e porta solo alla distruzione delle vite, di quella propria e di quelle altrui.

Prendiamo ad esempio la guerra, massima manifestazione di una lotta per la conquista di nuovi sostenitori. Per convincere i propri seguaci ad andare in guerra il pendolo sbandiera argomenti attinti da una concreta epoca storica. Il metodo più primitivo, usato un tempo, era semplicemente quello di ordinare di usurpare i possedimenti altrui. Con il progredire della civiltà gli argomenti hanno acquisito una forma più raffinata. Una nazione si dichiara superiore rispetto alle altre, svantaggiate, e il fine nobile diventa quello di portare i popoli sottosviluppati a un livello maggiore di civiltà, salvo poi ricorrere alla forza in caso di loro resistenza.

Quanto alla logica in cui viene concepita oggi la guerra, essa può essere resa dalla metafora seguente: su un albero del bosco sta appeso un nido d’api. Ci vivono api selvatiche che si occupano della loro covata e di produrre il miele. Ma un bel giorno al nido si avvicina un pendolo e dichiara ai propri seguaci: “Vedete queste api? Sono selvatiche ed estremamente pericolose. Bisogna assolutamente eliminarle o almeno distruggere il loro nido. Non mi credete? Guardate!” E incomincia a stuzzicare il nido con un bastone. Le api volano fuori dal nido e attaccano i seguaci del pendolo. E il pendolo dichiara trionfante: “Ve l’avevo detto io che erano aggressive! Bisogna subito eliminarle!”

Quali che siano gli slogan usati da guerre e rivoluzioni per giustificare se stesse, la sostanza e’ una sola – si tratta di una battaglia di pendoli per la conquista di seguaci.
Le forme di battaglia possono essere le più diverse ma il fine e’ solo uno: fare il più proseliti possibile. Le energie fresche, infatti, sono d’importanza vitale per il pendolo. In loro assenza il pendolo si fermerebbe. Per questo la battaglia dei pendoli e’ in realtà una mera lotta di sopravvivenza, inevitabile e naturale.

Dopo le guerre e le rivoluzioni si affermano altre forme di battaglia, meno aggressive ma pur sempre dure: la lotta per la conquista dei mercati di vendita, ad esempio, o la concorrenza dei partiti politici, la concorrenza in economia, tutti i tipi di marketing e di campagne pubblicitarie, la propaganda politica e via dicendo. L’ambiente in cui vive l’uomo e’ costruito sui pendoli, perciò tutte le sfere dell'attività umana sono caratterizzate dalla concorrenza. La concorrenza e’ capillare e diffusa ad ogni livello, a cominciare dai conflitti di stato per finire con le rivalità tra squadre sportive e individui singoli.


Il nuovo, l’insolito, ciò che non viene subito capito, si fa strada sempre a fatica. Perché? E’ forse il pensiero ad essere inerte? No, la causa principale sta nel fatto che i vecchi pendoli non hanno nessuna convenienza ad accogliere la comparsa di un nuovo pendolo, potenzialmente interessato ad attirare a sé i loro seguaci. Per fare un esempio, i motori a combustione interna, altamente inquinanti, sarebbero potuti entrare in disuso già tanto tempo fa. Sono stati infatti inventati tanti altri modelli di motore alternativi ed ecologicamente puliti. Ma ciò costituisce una minaccia per i pendoli delle grandi corporazioni petrolifere, che sono ancora abbastanza forti da non permettere a nessun inventore di toglierli così facilmente di scena. Questi potentati economici arrivano al punto di comprare tutti i brevetti dei modelli di nuovi motori per segretarli, propagandandone al contempo per giunta la scarsa efficienza.

Realizzando da una parte la propria struttura a livello materiale, i pendoli, dall’altra parte, si servono di mezzi finanziari, logistici, tecnici e ovviamente risorse umane per rafforzare la propria posizione. All’apice delle piramidi umane collocano i loro beniamini. I beniamini sono i dirigenti di ogni rango, dai semplici capoufficio ai presidenti di stato. Costoro non devono essere necessariamente provvisti di particolari qualità. Di solito beniamini diventano quei membri dotati di parametri che si inscrivono perfettamente nella struttura del pendolo. Il beniamino può credere di aver raggiunto determinati successi nella sua vita esclusivamente grazie alle sue abilità. In un certo senso e’ cosi, ma resta il fatto che e’ la struttura del pendolo a supportare il lavoro più grosso nel processo di avanzamento dei suoi pupilli. Per contro, se a un certo punto gli standard del beniamino non corrispondessero più ai requisiti del sistema, egli verrebbe rimosso senza alcuna pietà.

Le lotte dei pendoli sono distruttive per i seguaci anche perché questi ultimi, nell’eseguire una volontà superiore, credono di operare secondo i propri principi. Nella maggior parte dei casi, infatti, i pendoli si sono già impossessati dei principi dei seguaci.
Non appena l’individuo si sintonizza sulla frequenza d’onda del pendolo, si instaura tra loro un’interazione a livello energetico. La frequenza di emissione dell’energia mentale del seguace viene fissata e sostenuta dall’energia del pendolo. Si instaura una sorta di presa, di aggancio reciproco . Il seguace emette alla frequenza di risonanza del pendolo e quest’ultimo, da parte sua, gli somministra energia per mantenerselo assoggettato.

A livello di realizzazione materiale tale interazione non si nota, non si discosta generalmente da un fatto ordinario. Facciamo un esempio: il pendolo di un partito politico

promuove una campagna d’agitazione, recluta un nuovo iscritto e lo nutre di energia sotto forma di senso del giusto, di soddisfazione, di dignità e di importanza. Il neo-iscritto si illude di avere la situazione sotto controllo, di poter scegliere. Non si accorge che e’ lui ad esser stato scelto e sottoposto a controllo. Dall’esterno sembra che il nuovo membro sia fermamente convinto di aver realizzato la propria volontà. In realtà, ciò che lui crede essere la sua volontà gli e’ stato imposto dal pendolo con subdoli artifici. Il nuovo membro cade nel campo d’informazione del pendolo, discute con gli altri aderenti di temi “caldi”, entra in contatto energetico e con ciò stesso fissa la sua frequenza. Non e’ da escludere che più tardi le aspettative del membro possano rimanere deluse, che possano farsi strada pensieri diretti contro l’idolo di un tempo. In tal caso la frequenza di emissione si svincola dalla stretta del pendolo. Va qui notato che la forza della presa varia a seconda del grado di potenza del pendolo. Per questo in alcuni casi ai membri delusi

viene permesso di uscire semplicemente dal gioco; in altri, invece, l’eretico rischia di perdere la libertà o la vita.

Per capire il meccanismo di aggancio della frequenza basta fare un esempio concreto. Immaginate di canticchiare tra di voi una melodia e di sentire a un certo punto un’altra musica, più forte. La melodia sopraggiunta vi rende ora difficile continuare a canticchiare il motivetto iniziale.

In realtà, ai fini del Transurfing, non e’ importante sapere in che modo avviene l’interazione tra pendolo e membro a livello energetico. Considereremo quest’interazione servendoci di modelli della nostra esperienza quotidiana. E’ più che sufficiente. Del resto nessuno può spiegare precisamente cosa succede di fatto e come, perché allora si dovrebbe rispondere alla domanda: cosa s’intende per “di fatto?” E cosi via, secondo i principi dell’infinito processo del sapere. Sarebbe un’occupazione poco produttiva. Ci si dovrà quindi accontentare di quel poco che siamo in grado di capire. E ora vediamo come i pendoli riescono a manipolare i loro membri.


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