giovedì 30 marzo 2017

ASPETTARE E ATTENDERE: DUE COSE DIVERSE

Siete più vicini a ciò che vorreste di quanto pensiate. Potrebbe arrivare nella vostra vita, e smettere di essere atteso. Siamo tutti abituati ad aspettare qualcosa. Aspettare significa dirigere i pensieri, le speranze, i sogni verso quel momento quando il sogno si realizzerà. Questa concentrazione sul futuro fa si che la nostra energia se ne va dal presente e si disperde nelle illusorie attese.

Aspettare e attendere, sono due cose diverse.


L'attesa è un permesso.
C'è una sottile differenza tra il pensiero su ciò che desideriamo e il permesso di entrare nella nostra vita.
Ognuno di noi può desiderare qualsiasi cosa, ma la percentuale della realizzazione dei sogni è insignificante, e qui si può parlare della differenza tra "aspettare" e "attendere".
L'attesa è il permesso, la certezza interiore che ciò che attendo mi arriverà. E' già mio, devo solo attendere quel momento che sarà nelle mie mani o nella mia vita.
Se noi soltanto aspettiamo, non abbiamo la certezza di riceverlo, ma abbiano i dubbi e le paure, abbiamo la sfiducia. Inoltre, ci focalizziamo su questo, creando troppa tensione. E ciò attiva le leggi dell'equilibrio che compensano con un' assenza la troppa importanza del ricevimento di qualcosa.

Quando voi avrete desiderato qualcosa, avrete riempito il desiderio di sentimenti gioiosi, aprendo dentro di voi lo stato di una sicura ATTESA - con questo avrete dato il permesso ai sogni di realizzarsi nella vostra realtà. Semplicemente, senza gli attaccamenti.
Qualsiasi dubbio è la sostituzione della sensazione "io ho" con "io non ho".
Perciò, se volete davvero avere qualcosa, non aspettate la realizzazione dei desideri, siatene certi. La chiave dell'attesa è la conoscenza che tutto sarà proprio così come vogliamo.

Advanced Mind Institute Italia

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mercoledì 22 marzo 2017

L’estinzione del pendolo

Succede a volte che sia impossibile affossare un pendolo, che non si riesca cioè né a ignorarlo né a isolarlo.

Avevo un amico dall’aspetto pacato e gentile ma dotato di una forza fisica non comune. Una sera tardi, mentre rientravamo in tram, ci siamo imbattuti in una compagnia di teppisti dall’aria aggressiva, un vero pendolo distruttivo. Erano in tanti e si caricavano l’uno con l’altro di energia negativa, sentendosi pienamente impunibili e intoccabili. Questo tipo di compagnia cerca di solito qualcuno da molestare per rifornirsi di energia anche da sorgenti esterne. Cosi hanno incominciato ad infastidire il mio amico, rassicurati dal suo aspetto pacifico e bonario. Per un po’ l’hanno preso in giro e l’hanno offeso, ma lui continuava a sedere in silenzio, ignorando le loro provocazioni, cercando cioè di affossare il pendolo-teppisti. Io nel frattempo osservavo senza intervenire , sapendo che il mio amico non aveva nulla da temere, al contrario dei teppisti. Alla fine, non sopportando più la situazione, il mio amico si e’ diretto verso l’uscita ma uno dei bulli più sfrontati gli ha sbarrato la strada. Messo alle strette, il mio amico ha agguantato il teppista per la collottola e gli ha vibrato un colpo che gli ha letteralmente spappolato la faccia.
I compagni del malcapitato sono rimasti impietriti dallo stupore e dell’orrore. Quando il mio amico si e’ girato per afferrarne un altro, questi, con voce tremante, l’ha pregato di lasciarlo andare. L’energia del pendolo-compagnia si e’ immediatamente dissolta e i suoi membri, urtandosi e indietreggiando, si sono precipitati fuori dal tram.

Certo, coloro che si possono difendere non hanno problemi. Ma gli altri, cosa possono fare in questi casi? Se veramente non c'è’ via di scampo, si può estinguere il pendolo escogitando qualcosa di straordinario e inatteso, una mossa che nessuno si aspetta.

Mi hanno raccontato questa storia: una banda di bulletti di strada aveva circondato un ragazzo con l’intenzione di menarlo. Il ragazzo si e’ avvicinato al capo e, sgranando due occhi da folle, gli ha dichiarato: “Vuoi che ti spacchi il naso o la mascella?”. Un tale sviluppo non si inscriveva nello scenario abituale, perciò il capobanda per un attimo ha indugiato. Allora il ragazzo, preso da un’euforia da folle, gli ha gridato: “Vieni qui che ti stacco un orecchio!”, attaccandoglisi con le cinque dita all’orecchio. Il capobanda ha lanciato un urlo straziante. Lo spettacolo che la banda era solita inscenare veniva rovinato. Il capo, ben lungi dal pensare di picchiare qualcuno, era preoccupato solo di liberarsi l’orecchio dalla presa. Il ragazzo, considerato fuori di senno, fu lasciato in pace e riuscì in questo modo a evitare l’attacco.

Quindi, se vi succede di capitare in una situazione il cui scenario di sviluppo e’ prevedibile, fate una qualsiasi mossa purché essa non si inscriva in questo scenario. Il pendolo si estinguerà. Finché agite secondo lo scenario, accettate il gioco del pendolo e emettete energia alla sua frequenza. Ma se la vostra frequenza incomincia a differenziarsi sostanzialmente da quella del pendolo, entrate in dissonanza con quest’ultimo e lo confondete dal ritmo.


Esiste un altro metodo interessante di estinzione, l’estinzione morbida: se qualcuno vi infastidisce, diventa per voi un problema, provate a capire che cosa manca a questa persona, cercate di arguire di che cosa ha bisogno. E ora provate ad immaginare questa stessa persona gia’ in possesso di quello che gli mancava. Si può trattare di salute, sicurezza, stato d’animo tranquillo. A ben pensarci questi sono i tre fattori principali che servono agli uomini per farli sentire soddisfatti. Provate a pensare: di che cosa ha effettivamente bisogno in questo momento la persona che suscita la vostra irritazione?

Supponiamo che il vostro capo si sia arrabbiato con voi. Magari e’ stanco o ha dei problemi in famiglia. Allora gli serve uno stato d’animo tranquillo. Immaginatevelo mentre se ne sta sdraiato in poltrona davanti alla televisione o vicino al caminetto, o con una canna da pesca in riva al fiume o in sauna con un boccale di birra. Sapete quali sono le sue preferenze?
O magari i suoi superiori gli hanno fatto pressione e lui ha paura di prendersi determinate responsabilità? Allora ha bisogno di sicurezza. Provate ad immaginarlo mentre scia con sicurezza in montagna, o mentre guida un’auto sportiva o mentre si muove con disinvoltura a una festa, al centro dell’attenzione di tutti.
O forse gli fa male qualcosa? Immaginatevelo allora allegro e in forma, mentre nuota nel mare o pedala una bicicletta o gioca a calcio. Certo, e’ meglio sapere quali sono i suoi interessi. Tuttavia non occorre andare tanto lontano. Basta immaginare la persona in una situazione in cui e’ soddisfatta.

Cosa succede allora? Una persona e’ apparsa nel vostro orizzonte e costituisce un problema per voi (può anche trattarsi di un rapinatore). Provate a distrarvi dal problema di cui si fa portatore, in questo modo fin dall’inizio non presterete la vostra testa al cappio di presa della frequenza. Immaginate questa persona in atto di ricevere quello di cui ha bisogno (cosa vuole un rapinatore: mangiare, bere, bucarsi?). Visualizzate la persona in un quadro di raggiunta soddisfazione. Se ci siete riusciti, considerate che il problema e’ risolto. Il pendolo infatti non ha incominciato a oscillare per caso. Qualcosa l’ha spostato dal suo equilibrio. Lui, consciamente o inconsciamente cerca quel qualcosa che lo riporti all’equilibrio. E l’energia dei vostri pensieri a una determinata frequenza gli da’ proprio questo, anche se indirettamente. Muterà subito la sua aggressività in disponibilità. Fate fatica a crederci? Sperimentate!

Questa tecnica si basa sul principio dell’estinzione del pendolo. Una persona-pendolo vi si avvicina con un problema e voi lo soddisfate, non in modo evidente ma a livello energetico. Gli avete dato la vostra energia ma in minima parte, perdendo molto meno di quanto avreste potuto perdere. E per di più avete fatto una buona azione, venendo in soccorso a un bisognoso, anche se per poco. La cosa interessante e’ che in seguito egli avrà con voi un rapporto piu’ amichevole. Non capirà perché in vostra compagnia si senta bene. Che rimanga un vostro piccolo segreto.

Potete applicare questa tecnica anche nei casi in cui siete voi ad aver bisogno di qualcosa da qualcuno, che, preso dai suoi problemi non e’ disposto a venirvi incontro. Vi serve la firma del capo? Prima “nutritelo” con una visualizzazione benefica e vedrete che farà tutto quello che chiedete.



E infine: cosa dite, dov'è’ andata a finire secondo voi l’energia di un pendolo frenato? E’ passata a voi. Venendo a capo di un problema voi diventate più forti. La volta prossima ciò per voi non sarà una difficoltà. Non e’ forse cosi? Se invece vi metteste a lottare con il problema, cedereste energia al pendolo che ha creato questo stesso problema.

Le pratiche di affossamento e estinzione del pendolo sono note agli psicologi e agli psicoterapeuti come tecniche professionali. In questo senso non sono delle novità. Ma per le persone che non conoscono i metodi della psicologia applicata sono veramente preziose poiché chiariscono come e perché funzionano i sistemi psicologici di difesa.

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martedì 21 marzo 2017

L’affossamento del pendolo

Lottare contro un pendolo e’ inutile. Come si diceva prima, lottare contro un pendolo equivale a rifornirlo di energia. La condizione prima e più importante per il successo e’ rifiutare di lottare contro il pendolo.

In primo luogo i pendoli vi pressano in misura proporzionale ai vostri tentativi di liberarvi dalla loro pressione. Potete ripetere all’infinito “Smettetela, lasciatemi in pace!” e potrà anche sembrarvi di essere riusciti a liberarvi dalla loro influenza. In realtà, così dicendo, non fate che nutrirli della vostra energia e attaccarveli ancora di più.

In secondo luogo voi non avete il diritto di giudicare e di cambiare qualcosa in questo mondo. Bisogna percepire tutte le manifestazioni della realtà come quadri in una mostra, che vi piaccia o no. In una mostra ci possono essere tanti quadri per voi poco interessanti. Ma non vi viene nemmeno in mente di chiedere ai curatori di toglierli.

Una volta che avete riconosciuto al pendolo il suo diritto di esistere, siete in pieno diritto di uscire, di svincolarvi dalla sua influenza. Ma l’importante e’ non lottare contro di lui, non giudicarlo, non arrabbiarsi, non perdere il controllo della situazione, che’ diversamente prendereste parte al suo gioco. Al contrario, dovete accettarlo tranquillamente come un fatto dovuto, un male inevitabile e solo dopo uscirne. Ogni manifestazione di non accettazione e’ un’emissione di energia in direzione del pendolo.

Prima di capire cosa significhi scegliere bisogna imparare a rifiutare. Gli uomini, di solito, non hanno le idee chiare su quello che vogliono. Per contro sanno benissimo che cosa non vogliono. Mirando a evitare cose o fatti indesiderati, molti agiscono in modo tale da ottenere esattamente il contrario. Per rifiutare, bisogna prima accettare. Il verbo “accettare” qui non significa lasciar entrare dentro di sé, permettere un accesso, bensì riconoscere alle altre realtà il diritto di esistere e, fatto questo, lasciarsele alle spalle con indifferenza. Accettare e lasciar andare significa far passare dentro di sé un fatto e dargli l’addio, dimenando la mano in gesto di saluto.

Per contro, accettare e tenere significa prendere dentro di sé e di conseguenza attaccarsi o attaccare, opporsi.

Se siete tormentati da pensieri di situazioni che non vi piacciono, state sicuri che le ritroverete nella vostra vita. Facciamo un esempio: a una persona non piacciono le mele. Le detesta, prova un senso di nausea alla loro vista. Potrebbe semplicemente ignorarle, ma non le garba il fatto che nel mondo in cui vive possa esistere una simile schifezza, le mele. Si irrita ogni volta che le capitano sotto gli occhi e manifesta apertamente il suo disgusto. Questo e’ quanto succede a livello materiale. A livello energetico l’uomo in questione si getta con avidità sulle mele, se ne riempie la bocca, le mastica rumorosamente cantilenando contemporaneamente il suo disgusto, se ne riempie le tasche, si soffoca e di nuovo si lamenta di quanto l’hanno esasperato. Non gli passa per la testa il pensiero che basterebbe eliminare le mele dalla sua vita, giacché non le vuole.

Amare o odiare qualcosa non fa differenza. L’importante e’ che se i vostri pensieri sono fissati sull’oggetto dei vostri sentimenti, l’energia mentale si fissa su una determinata frequenza,


voi finite nella rete del pendolo e vi spostate su una linea della vita dove l’oggetto della vostra fissazione abbonda.
Se non volete qualcosa, basta non pensarci, basta passarci sopra con indifferenza, Sparirà automaticamente dalla vostra vita. Gettar via qualcosa dalla propria vita significa non evitare ma ignorare. Evitare significa ammettere nella propria vita ma sforzarsi di liberarsene. Ignorare invece vuol dire non reagire in nessun modo e, di conseguenza, non avere.

Immaginate di essere un radioricevitore. Ogni mattina vi svegliate e ascoltate una stazione radio che odiate, il mondo che vi circonda. Ma se non vi piace, sintonizzatevi su un’altra frequenza!

Può sembrare che una cortina di ferro tra voi e il mondo vi aiuti a difendervi dall’influenza di pendoli indesiderati. In realtà si tratta di una pura e semplice illusione. Protetti da una corazza di ferro potete ripetete a voi stessi quanto volete:”Sono un muro cieco. Non vedo, non sento, non so niente e non dirò niente a nessuno. Non permetto accessi”. Tuttavia, per mantenere un siffatto campo di difesa occorre consumare un sacco d’energia. L’uomo desideroso di isolarsi intenzionalmente dal mondo, finisce per trovarsi in uno stato continuo di tensione. Come se non bastasse, l ’energia del campo di difesa e’ sintonizzata alla frequenza del pendolo contro cui e’ finalizzata la difesa. Ed e’ proprio quello che serve al pendolo. Per lui infatti e’ indifferente come avviene l’emissione d’ energia, se volontariamente o in modo contrario alla vostra volontà.

E allora, come ci si può difendere dall’azione di un pendolo? Facendo il vuoto. Se sono vuoto, non offro agganci. Non faccio il gioco del pendolo ma non cerco nemmeno di difendermi. Lo ignoro semplicemente. L’energia del pendolo, senza toccarmi, si diffonde e si disperde nello spazio. Il gioco del pendolo non mi preoccupa, non mi tange. Rispetto a lui io sono vuoto.

Il compito principale del pendolo e’ attrarre sostenitori e ricevere da loro energia. Se ignorate il pendolo, esso vi lascerà in pace e si rivolgerà altrove, poiché agisce solo con coloro che accettano il suo gioco e che emettono energia alla sua frequenza.

Un esempio banale: vi siete attirati l’attenzione di un cane che incomincia ad abbaiarvi contro. Se vi girate verso di lui abbaierà ancora di più, Se lo prendete sul serio e incominciate a rispondergli, vi inseguirà ancora a lungo, il suo scopo e’ infatti quello di trovare qualcuno con cui litigare. Se invece lo ignorate , lui troverà presto un altro soggetto da provocare. Si noti bene che al cane non passa neanche per la mente di offendersi per l’attenzione che gli avete negato. E’ troppo preso dal suo scopo di ricevere attenzione per poter pensare a qualcos’altro.

Se sostituite al cane una persona tendenzialmente conflittuale e intrigante, il modello funzionerà ugualmente.

Se qualcuno vi infastidisce, provate a misurare su di lui il modello del pendolo distruttivo, probabilmente gli andrà a pennello. Se non riuscite a calmare l’importuno, provate semplicemente a non rispondere alle sue provocazioni, ignoratelo. Finché continuate a fornirgli la vostra energia lui non vi lascerà in pace. Potete dargli energia sia direttamente, litigando con lui, sia indirettamente, odiandolo in silenzio. Smettere di fornirgli energia vuol dire non pensare a lui, toglierselo dalla testa. Provate a dire semplicemente a voi stessi: “Ma che se ne vada al diavolo!”. Vedrete che presto lui se ne andrà dalla vostra vita.


Tuttavia accade spesso che sia quasi impossibile ignorare semplicemente il pendolo. Facciamo un esempio: il vostro capo vi chiama a rapporto. Un rifiuto o un tentativo di difesa equivarrebbero a una perdita di energia, dato che in entrambi i casi si tratta di un sistema di lotta contro il pendolo. In questa situazione potete fingere di fare il gioco del pendolo. L’importante e’ che vi rendiate conto di entrare nel gioco a bella posta.

Immaginate che un pezzo d’uomo brandisca contro di voi una mazza con l’intento di colpirvi. Voi non fate resistenza, non vi difendete e non attaccate. Vi fate semplicemente di lato, così l’energumeno con la mazza in mano vola nel vuoto. Il pendolo, non potendo agganciarvi, e’ affondato e scomparso.

Questo principio e’ alla base dell’aikido. Qui succede letteralmente che l’attaccante viene preso per il braccio, accompagnato nei suoi movimenti e quindi rilasciato dalla parte in cui e’ diretta la sua energia. Il segreto sta nel fatto che il difensore non si oppone all’attacco, si accorda con la linea dell’attaccante, lo accompagna un po’ di tempo e quindi lo rilascia. L’energia dell’attaccante si disperde nel vuoto, perché, se il difensore e’ “vuoto”, non offre appigli.

La tecnica di questo morbido approccio consiste nel fatto che voi all’inizio rispondete al primo attacco del pendolo con un consenso e solo in un secondo momento vi mettete diplomaticamente in disparte o convogliate senza insistenza l’energia nella direzione che vi interessa.

Il vostro capo, per esempio, vuole scaricarvi un lavoro e insiste affinché esso venga svolto esattamente come vuole lui. Voi sapete che sarebbe meglio operare diversamente o ritenete addirittura che non spetti a voi fare questo lavoro. Se incominciate ad obiettare, discutere, giustificarvi, il capo, con durezza, esigerà la vostra obbedienza. Lui infatti ha preso una decisione e voi gli andate contro. Provate a fare il contrario. Ascoltatelo con attenzione, concordate con lui, smorzate il vostro impulso alla discussione. E solo dopo incominciate tranquillamente ad esaminare con lui i dettagli della questione. In questo preciso momento avete assorbito l’energia del capo ed avete cominciato ad emettere alla sua frequenza. Il suo impulso, non trovando resistenza, per un po’ di tempo si fermerà. Non ditegli che voi sapete meglio di lui come svolgere il lavoro, non opponete rifiuti e non discutete . Fate semplicemente in modo di consigliarvi con il capo su come potreste eseguire il lavoro nel modo migliore o piu’ veloce o su chi altri potrebbe svolgere il lavoro più efficacemente di voi. In questo modo risulta che voi oscillate insieme al pendolo ma lo fate in piena coscienza, senza prendere parte al gioco, quasi osservando dal di fuori. Il pendolo oscilla, pienamente immerso nel gioco che e’ il suo, dato che e’ lui a prendere le decisioni con cui gli altri concordano o su cui si consultano. E voi vedrete che l’energia, inizialmente indirizzata verso di voi, finirà per disperdersi altrove, in direzione di un’altra decisione o alla ricerca di un altro esecutore. In questo modo, per voi personalmente, il pendolo e’ affossato.

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Avrete ciò che non volete

Come si diceva innanzi, i pendoli possono ricevere energia sia dai loro sostenitori che dai loro avversari. Ma la perdita di energia e’ il minore dei mali. Se il pendolo e’ sufficientemente distruttivo, il danno arrecato investirà il destino intero della persona e la sua felicita’.

Ciascuno di noi si scontra periodicamente con notizie negative o fatti indesiderati. Sono le provocazioni dei pendoli. L’individuo non vuole che questi momenti negativi entrino nella sua vita e di solito reagisce in uno dei due modi: se l’informazione non lo coinvolge da vicino, la ignora e finisce per dimenticarla presto; se invece la notizia e’ per lui provocatoria, suscita spavento o irritazione cioè lo tocca nel vivo, allora si produce l’effetto della presa dell’energia mentale al cappio del pendolo: l’individuo si sintonizza sulla frequenza di risonanza di quest’ultimo. Gli avvenimenti che seguono poi si sviluppano secondo il solito scenario: l’individuo si arrabbia, si indigna, si agita, si spaventa, esprime tutta la sua insoddisfazione e ciò facendo emette energia alla frequenza del pendolo distruttivo. L’energia prodotta non va solo al pendolo. I parametri dell’energia mentale sono tali per cui l’individuo si sposta su quelle linee della vita dove trova in abbondanza proprio quello che voleva evitare.

Se ben vi ricordate, si diceva che, se l’emissione dell’energia mentale di un individuo si fissa su una determinata frequenza, costui si sposta sulla linea della vita corrispondente. Il ruolo distruttivo del pendolo consiste qui nel fissaggio della frequenza con l’aiuto del cappio di presa.

Supponiamo che trascuriate la notizia di una catastrofe o di un cataclisma. Se la cosa non vi riguarda, infatti, perché dovreste amareggiarvi inutilmente? In questo caso, da qualche parte avviene una catastrofe ma voi personalmente vi trovate su una linea della vita dove occupate una posizione di osservatore e non di vittima. La linea dove siete in posizione di vittima e’ rimasta in disparte. Viceversa, se vi lasciate invadere dalla notizia di una catastrofe o di una disgrazia, vi disperate e discutete il fatto con gli amici, non e’ da escludere che presto vi ritroviate spostati su una linea dove figurate in posizione di vittima. Ne deriva che se il desiderio di evitare una determinata circostanza e’ molto forte, esiste una forte probabilità che l’indesiderata circostanza si verifichi. Lottare con tutte le proprie forze contro qualcosa che non volete, equivale a investire energia affinché ciò si produca nella vostra vita.
Affinché lo spostamento su linee indesiderate della vita si realizzi, non occorre necessariamente intraprendere delle azioni. Sono sufficienti i pensieri negativi, ben conditi da equivalenti emozioni. Non volete che faccia brutto tempo e pensate a quanto odiate la pioggia. I vicini vi disturbano e voi litigate continuamente con loro, odiandoli in silenzio. Temete qualcosa e ciò vi crea preoccupazione. Siete stanchi del lavoro che fate e quasi assaporate sentimenti di ostilità verso il vostro lavoro. Ovunque, siete perseguitati da ciò che fortemente non volete, temete, odiate, disprezzate. D’altra parte ci sono tante altre cose che vorreste evitare ma in questo preciso momento non vi preoccupano. E proprio per questo non succedono.

Tuttavia, non appena vi lasciate penetrare dal negativo, vi imbevete di ostilità e cominciate a cullare questa sensazione, l’evento indesiderato troverà sicuramente il modo di materializzarsi nella vostra vita.

L’unico modo per allontanare dalla propria vita gli eventi indesiderati e’ liberarsi dalla pressione del pendolo che si e’ impadronito della vostra energia mentale, non cedere alle sue provocazioni e non farsi coinvolgere nel suo gioco. Ci si può svincolare dalla presa del pendolo solo in due modi: o affossandolo o estinguendolo. Vediamo da vicino come si deve fare.

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I fili delle marionette

Poniamoci una domanda: come fanno i pendoli a costringere i loro seguaci a rifornirli volontariamente di energia? Si può ammettere, per esempio, che un pendolo ben organizzato e influente possa riuscire ad obbligare i suoi aderenti ad agire secondo determinate regole. Ma come possono fare altrettanto i pendoli più deboli?

Quando una persona non ha il potere di forzare qualcuno a fare qualcosa si serve di argomenti sensati, persuasioni, opere di convincimento, promesse. Si tratta però di metodi poco efficaci, tipici di una società umana che ha perso il contatto con le forze della natura. I pendoli ricorrono di rado a queste tecniche, preferendo servirsi di armi di gran lunga più raffinate. Nella loro essenza di sistemi energetici di informazione, essi sono più inclini ad operare e ad assoggettare secondo le potenti e immutabili leggi di natura.

L’uomo cede energia al pendolo nel momento in cui emette energia alla frequenza di risonanza del pendolo. Per far ciò egli non deve necessariamente incanalare il suo pensiero in direzione del pendolo. Si sa che la maggior parte dei pensieri e degli atti delle persone e’ un prodotto del subconscio. Sfruttando proprio questa qualità della psiche umana i pendoli riescono ad attingere energia non solo dai loro sostenitori ma persino dai loro nemici accaniti. Forse avete già capito in che modo.

Provate ad immaginare un gruppo di vecchiette sedute su una panchina, intente a maledire il governo del paese. Non le si può certo considerare sostenitrici del pendolo-governo, che odiano per un’intera serie di cause. Però cosa succede? Le vecchiette si lamentano del governo, cosi inerte, corrotto, venduto e ottuso, e nel farlo emettono con i loro pensieri un’intensa quantità di energia alla frequenza del pendolo in oggetto. Per il pendolo e’ indifferente da quale parte lo facciano oscillare, gli va bene sia l’energia positiva che quella negativa. L’importante e’ che la frequenza di emissione sia quella di risonanza.

Compito principale del pendolo e’ quindi quello di agganciare l’individuo, toccarlo sul vivo, usurpare i suoi pensieri, non importa in che modo.

Con il progredire dei mezzi d’informazione di massa i metodi dei pendoli si stanno facendo via via più raffinati. L’individuo cade in un rapporto di dipendenza.

Avete notato che nei notiziari prevalgono generalmente le brutte notizie? Questo tipo di notizie infatti scatena forti emozioni, ansia, paura, indignazione, rabbia, odio. Il compito dei corrispondenti e’ proprio quello di ancorare l’attenzione del pubblico. I mezzi di comunicazione di massa, pendoli a loro volta, sono al servizio di pendoli più potenti. Il loro fine dichiarato e’ quello di rendere accessibile al pubblico ogni tipo di informazione. Quello reale, invece, e’ solo uno: sintonizzare con tutti i mezzi possibili alle frequenze giuste.



Uno dei metodi preferiti dai pendoli per garantirsi l’accesso alla vostra energia e’ quello di farvi perdere il controllo. Chi perde l’equilibrio comincia a “vibrare” alla frequenza del pendolo, contribuendo con ciò stesso a farlo oscillare. Facciamo un esempio: aumentano i prezzi e voi reagite negativamente, siete indignati, vi lamentate, discutete della situazione con i vostri conoscenti, manifestate cioè una reazione assolutamente normale e adeguata al caso. Ma e’ proprio quello che si aspetta il pendolo: con la vostra reazione, infatti, emettete nell’ambiente circostante energia negativa alla frequenza del pendolo, il quale, alimentandosi della vostra energia, prende ad oscillare con maggior intensità. E la situazione diventa ancora piu’ grave.

Il filo più forte che il pendolo può tirare per manovrarvi e’ il panico, la sensazione umana più ancestrale e potente. L’oggetto del panico non ha importanza; ma se il panico e’ in qualche modo legato a un aspetto del pendolo, quest’ultimo riceverà tutta la vostra energia.

L’angoscia e l’ansia sono fili già un po’ più deboli, ma comunque resistenti. Queste emozioni fissano molto bene l’emissione di energia del pensiero alla frequenza del pendolo: infatti, se siete preoccupati per qualcosa, non potete concentrarvi su qualcos’altro.

Anche il senso di colpa e’ uno dei grandi canali prioritari da cui il pendolo attinge energia. Ce lo impongono fin dall’infanzia. E’ un ottimo mezzo di manipolazione: “Se sei in colpa, sei obbligato a fare quello che dico io”. E’ difficile convivere con il senso di colpa, perciò gli uomini cercano di liberarsene. Ma in che modo? Sopportando un castigo o espiando la colpa, ovvero, in entrambi i casi, dimostrando obbedienza e quindi indirizzando il loro lavoro mentale in una determinata direzione.

Il senso del dovere e’ un caso particolare del senso di colpa. Se “devo” significa che ho un obbligo verso qualcosa o qualcuno, sono tenuto ad eseguire. Il risultato e’ che i “colpevoli”, sia veri che falsi, se ne vanno in giro a testa china, offrendo al pendolo il loro tributo in forma di energia. L’arma privilegiata dei pendoli, infine, e’ il senso di colpa indotto. Su quest’argomento ritorneremo più avanti.

Degni di particolare attenzione sono i differenti complessi psicologici delle persone: il complesso di inferiorità: non sono attraente, non ho talento ne’ capacita’ particolari, non sono ne’ intelligente ne’ arguto, non so socializzare, non mi merito nulla. Il complesso di colpa: sono colpevole di qualcosa, tutti mi giudicano, sono costretto a portare la mia croce. Il complesso del guerriero: devo essere il migliore, dichiaro guerra a me stesso e a coloro che mi circondano, lotterò per un posto al sole, prenderò quello che mi spetta con la forza. Il complesso dell’amante della giustizia: dimostrerò a tutti i costi che ho ragione io e gli altri hanno torto.
Questi e altri complessi funzionano come personali chiavi d’accesso all’energia di singoli individui. Il pendolo, mettendo il dito sulla piaga giusta, attinge con forza l’energia dell’individuo.

Potete continuare da soli l’elenco dei fili che il pendolo tira per manovrare le sue marionette: il senso della giustizia e dell’onore, l’orgoglio, la vanagloria, l’amore, l’odio, l'avidità, la generosità, la curiosità, l’interesse, la fame e analoghi sentimenti e bisogni.
Le sensazioni e il coinvolgimento permettono di incanalare il flusso dei pensieri in una determinata direzione. Se un argomento non suscita ne’ interesse ne’ emozioni, e’ molto difficile concentrarsi su di esso. Per questo motivo i pendoli si ingegnano a catturare il flusso di pensieri dell’individuo, toccando le corde dei sentimenti e dei bisogni.


Di solito la gente reagisce in modo standardizzato ai fattori irritanti esterni. Le notizie negative suscitano indignazione, quelle angoscianti producono paura e ansia, l’offesa suscita ostilità e via dicendo. Le abitudini agiscono da leva d’innesco del meccanismo di aggancio del pensiero, si pensi ad esempio all’abitudine di irritarsi o di preoccuparsi per inezie, di rispondere alle provocazioni e in generale di rispondere con una reazione negativa a un irritante negativo.

L’individuo può anche rendersi conto del fatto che i pensieri e i comportamenti negativi non portano a niente di buono, tuttavia continua a ripetere gli stessi errori per la forza dell’abitudine.
Proprio per questo motivo le abitudini causano spesso problemi e obbligano ad agire in modo poco produttivo. Liberarsi dalle abitudini però e’ difficile. Esse creano un’illusione di benessere e l’uomo si appoggia ad esse perché si fida di più delle situazioni note. Il nuovo suscita sempre diffidenza. L’atto abituale, usuale, si e’ già fatto conoscere nella pratica. E’ come la vecchia poltrona di casa dove vi sedete a riposare dopo il lavoro. Una nuova sarebbe forse più comoda, ma quella vecchia e’ più confortevole. Il senso di comfort e’ creato da concetti quali la comodità, la fiducia, l’esperienza positiva, la prevedibilità. Nel nuovo, tali concetti sono presenti in misura inferiore, per questo ci vuole un po’ di tempo prima che una nuova abitudine diventi vecchia.

Cosi, a grandi linee, abbiamo esaminato i procedimenti usati dai pendoli per influire sugli individui. Ma può l’individuo liberarsi dall’influenza dei pendoli? Dei mezzi di liberazione e di difesa parleremo più avanti. Osserviamo solo che spesso succede che qualcuno si ribelli e reagisca apertamente contro il pendolo-asservitore. In questo duello, si noti bene, l’individuo esce sempre sconfitto. Un pendolo può essere vinto solo da un altro pendolo. Un individuo da solo non può fare niente. Se ha deciso di disobbedire e incominciare una battaglia, finirà solo per perdere energia. Nella migliore delle ipotesi il sistema lo scaglierà oltre i suoi confini, nella peggiore lo schiaccerà. Il membro che ha avuto il coraggio di infrangere le regole fissate dal sistema viene dichiarato fuorilegge. Dall’esterno ciò ha l’aspetto di una condanna a fronte di un determinato atto. Di fatto la colpa non sta nell’atto di per se’ ma nella disobbedienza, nel rifiuto del seguace di continuare a fornire energia al pendolo.

Perché si dice “peccato confessato, mezzo perdonato”? Perché un individuo che si e’ incollato il senso di colpa e’ pronto a servire il potere del pendolo. Per il pendolo il pentimento di un suo seguace per un atto commesso non ha nessuna importanza. Ha importanza solo il ripristino del controllo perduto. Il pendolo diventerà subito più disponibile se voi gli darete la possibilità di manovrarvi. Se invece il colpevole non si piega, allora, nella logica del pendolo, si potrà tranquillamente rimuovere, dato che non c'è’ più nient’altro da attingere da lui.

Di solito le reali motivazioni del pendolo sono velate da principi morali. Come dire: un pentito non e’ più un criminale! Capirete da soli dove agisce il principio morale e dove invece vengono toccati gli interessi del sistema, se terrete sempre presente cosa sono veramente i pendoli e quali sono i loro veri scopi. 

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lunedì 20 marzo 2017

La battaglia dei pendoli

La caratteristica più importante di un pendolo distruttivo e’ la sua tendenza ad aggredire e distruggere i suoi simili per attirare a sé gli individui. A tal fine aizza i propri membri contro quelli degli altri: “Loro sono diversi da noi, sono cattivi!” E le persone, coinvolte in questa lotta, deviano dal loro cammino e s’inerpicano verso falsi fini, percependoli erroneamente come propri. Il carattere distruttivo del pendolo sta proprio qui. La lotta contro i membri di altri gruppi e’ sempre sterile e porta solo alla distruzione delle vite, di quella propria e di quelle altrui.

Prendiamo ad esempio la guerra, massima manifestazione di una lotta per la conquista di nuovi sostenitori. Per convincere i propri seguaci ad andare in guerra il pendolo sbandiera argomenti attinti da una concreta epoca storica. Il metodo più primitivo, usato un tempo, era semplicemente quello di ordinare di usurpare i possedimenti altrui. Con il progredire della civiltà gli argomenti hanno acquisito una forma più raffinata. Una nazione si dichiara superiore rispetto alle altre, svantaggiate, e il fine nobile diventa quello di portare i popoli sottosviluppati a un livello maggiore di civiltà, salvo poi ricorrere alla forza in caso di loro resistenza.

Quanto alla logica in cui viene concepita oggi la guerra, essa può essere resa dalla metafora seguente: su un albero del bosco sta appeso un nido d’api. Ci vivono api selvatiche che si occupano della loro covata e di produrre il miele. Ma un bel giorno al nido si avvicina un pendolo e dichiara ai propri seguaci: “Vedete queste api? Sono selvatiche ed estremamente pericolose. Bisogna assolutamente eliminarle o almeno distruggere il loro nido. Non mi credete? Guardate!” E incomincia a stuzzicare il nido con un bastone. Le api volano fuori dal nido e attaccano i seguaci del pendolo. E il pendolo dichiara trionfante: “Ve l’avevo detto io che erano aggressive! Bisogna subito eliminarle!”

Quali che siano gli slogan usati da guerre e rivoluzioni per giustificare se stesse, la sostanza e’ una sola – si tratta di una battaglia di pendoli per la conquista di seguaci.
Le forme di battaglia possono essere le più diverse ma il fine e’ solo uno: fare il più proseliti possibile. Le energie fresche, infatti, sono d’importanza vitale per il pendolo. In loro assenza il pendolo si fermerebbe. Per questo la battaglia dei pendoli e’ in realtà una mera lotta di sopravvivenza, inevitabile e naturale.

Dopo le guerre e le rivoluzioni si affermano altre forme di battaglia, meno aggressive ma pur sempre dure: la lotta per la conquista dei mercati di vendita, ad esempio, o la concorrenza dei partiti politici, la concorrenza in economia, tutti i tipi di marketing e di campagne pubblicitarie, la propaganda politica e via dicendo. L’ambiente in cui vive l’uomo e’ costruito sui pendoli, perciò tutte le sfere dell'attività umana sono caratterizzate dalla concorrenza. La concorrenza e’ capillare e diffusa ad ogni livello, a cominciare dai conflitti di stato per finire con le rivalità tra squadre sportive e individui singoli.


Il nuovo, l’insolito, ciò che non viene subito capito, si fa strada sempre a fatica. Perché? E’ forse il pensiero ad essere inerte? No, la causa principale sta nel fatto che i vecchi pendoli non hanno nessuna convenienza ad accogliere la comparsa di un nuovo pendolo, potenzialmente interessato ad attirare a sé i loro seguaci. Per fare un esempio, i motori a combustione interna, altamente inquinanti, sarebbero potuti entrare in disuso già tanto tempo fa. Sono stati infatti inventati tanti altri modelli di motore alternativi ed ecologicamente puliti. Ma ciò costituisce una minaccia per i pendoli delle grandi corporazioni petrolifere, che sono ancora abbastanza forti da non permettere a nessun inventore di toglierli così facilmente di scena. Questi potentati economici arrivano al punto di comprare tutti i brevetti dei modelli di nuovi motori per segretarli, propagandandone al contempo per giunta la scarsa efficienza.

Realizzando da una parte la propria struttura a livello materiale, i pendoli, dall’altra parte, si servono di mezzi finanziari, logistici, tecnici e ovviamente risorse umane per rafforzare la propria posizione. All’apice delle piramidi umane collocano i loro beniamini. I beniamini sono i dirigenti di ogni rango, dai semplici capoufficio ai presidenti di stato. Costoro non devono essere necessariamente provvisti di particolari qualità. Di solito beniamini diventano quei membri dotati di parametri che si inscrivono perfettamente nella struttura del pendolo. Il beniamino può credere di aver raggiunto determinati successi nella sua vita esclusivamente grazie alle sue abilità. In un certo senso e’ cosi, ma resta il fatto che e’ la struttura del pendolo a supportare il lavoro più grosso nel processo di avanzamento dei suoi pupilli. Per contro, se a un certo punto gli standard del beniamino non corrispondessero più ai requisiti del sistema, egli verrebbe rimosso senza alcuna pietà.

Le lotte dei pendoli sono distruttive per i seguaci anche perché questi ultimi, nell’eseguire una volontà superiore, credono di operare secondo i propri principi. Nella maggior parte dei casi, infatti, i pendoli si sono già impossessati dei principi dei seguaci.
Non appena l’individuo si sintonizza sulla frequenza d’onda del pendolo, si instaura tra loro un’interazione a livello energetico. La frequenza di emissione dell’energia mentale del seguace viene fissata e sostenuta dall’energia del pendolo. Si instaura una sorta di presa, di aggancio reciproco . Il seguace emette alla frequenza di risonanza del pendolo e quest’ultimo, da parte sua, gli somministra energia per mantenerselo assoggettato.

A livello di realizzazione materiale tale interazione non si nota, non si discosta generalmente da un fatto ordinario. Facciamo un esempio: il pendolo di un partito politico

promuove una campagna d’agitazione, recluta un nuovo iscritto e lo nutre di energia sotto forma di senso del giusto, di soddisfazione, di dignità e di importanza. Il neo-iscritto si illude di avere la situazione sotto controllo, di poter scegliere. Non si accorge che e’ lui ad esser stato scelto e sottoposto a controllo. Dall’esterno sembra che il nuovo membro sia fermamente convinto di aver realizzato la propria volontà. In realtà, ciò che lui crede essere la sua volontà gli e’ stato imposto dal pendolo con subdoli artifici. Il nuovo membro cade nel campo d’informazione del pendolo, discute con gli altri aderenti di temi “caldi”, entra in contatto energetico e con ciò stesso fissa la sua frequenza. Non e’ da escludere che più tardi le aspettative del membro possano rimanere deluse, che possano farsi strada pensieri diretti contro l’idolo di un tempo. In tal caso la frequenza di emissione si svincola dalla stretta del pendolo. Va qui notato che la forza della presa varia a seconda del grado di potenza del pendolo. Per questo in alcuni casi ai membri delusi

viene permesso di uscire semplicemente dal gioco; in altri, invece, l’eretico rischia di perdere la libertà o la vita.

Per capire il meccanismo di aggancio della frequenza basta fare un esempio concreto. Immaginate di canticchiare tra di voi una melodia e di sentire a un certo punto un’altra musica, più forte. La melodia sopraggiunta vi rende ora difficile continuare a canticchiare il motivetto iniziale.

In realtà, ai fini del Transurfing, non e’ importante sapere in che modo avviene l’interazione tra pendolo e membro a livello energetico. Considereremo quest’interazione servendoci di modelli della nostra esperienza quotidiana. E’ più che sufficiente. Del resto nessuno può spiegare precisamente cosa succede di fatto e come, perché allora si dovrebbe rispondere alla domanda: cosa s’intende per “di fatto?” E cosi via, secondo i principi dell’infinito processo del sapere. Sarebbe un’occupazione poco produttiva. Ci si dovrà quindi accontentare di quel poco che siamo in grado di capire. E ora vediamo come i pendoli riescono a manipolare i loro membri.


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I pendoli distruttivi

Fin dall’infanzia ci hanno insegnato a sottometterci alla volontà altrui, a fare il nostro dovere, a servire la patria, la famiglia, il partito politico, l’azienda, lo stato, l’idea...Servire tutti e solo in ultima istanza noi stessi. Ognuno di noi ha un senso più o meno forte del dovere, della responsabilità, dell’obbligo e di colpa. Ognuno di noi in un modo o in un altro “presta servizio” presso una comunità o un gruppo: la famiglia, il club, la scuola, la ditta, il partito politico, lo stato e così via. Tutte queste strutture nascono e si sviluppano allorché un singolo gruppo di individui incomincia a pensare e ad agire in una stessa direzione. A questo gruppo si aggiungono poi nuove persone, la struttura cresce e si allarga, prende forza, obbliga i propri membri ad osservare delle regole prestabilite e a lungo andare può finire per sottomettere larghi strati di società.

A livello di realizzazione materiale la struttura risulta formata da individui accomunati dagli stessi scopi e da beni materiali, che possono essere edifici, costruzioni, arredi, attrezzature, mezzi tecnici eccetera. Ma, a livello energetico, che cosa c'è’ dietro a tutto ciò?

La struttura prende vita quando i pensieri di un gruppo di individui vanno in una stessa direzione e di conseguenza i parametri di energia mentale di ognuno sono identici. L’energia del pensiero dei singoli individui si fonde in un unico flusso. In questo caso, in mezzo a un oceano di energia libera, si crea una struttura energetica d’informazione singola e indipendente – un pendolo energetico. Questa struttura comincia a vivere di vita propria e ad assoggettare alle sue leggi gli individui responsabili della sua creazione.

Perché un pendolo? Perché oscilla con frequenza tanto più forte quanto maggiore e’ il numero degli individui, dei sostenitori, che lo nutrono della loro energia. Ogni pendolo ha la sua frequenza tipica di oscillazione. Un’altalena, ad esempio, può oscillare solo se si esercita una forza di determinata frequenza. Questa frequenza si chiama risonanza. Se il numero di sostenitori del pendolo viene meno, le sue oscillazioni si smorzano. Quando non rimangono più sostenitori, il pendolo si ferma e muore come entità. Ecco una serie di esempi di pendoli estinti: le antiche religioni pagane, gli strumenti di lavoro di pietra, I tipi antichi di armi, le vecchie tendenze della moda, i dischi di vinile...in altre parole, tutto quello che era diffuso un tempo e ora non c'è’ più.

Vi chiederete forse con stupore: ma si tratta davvero di pendoli?
Si, qualsivoglia struttura dotata di attributi propri e creata dall’energia mentale di singoli individui e’ un pendolo. Più in generale si può dire che qualsiasi essere vivente in grado di emettere energia in una precisa direzione prima o poi crea un pendolo energetico. Ecco degli esempi di pendolo tratti dal mondo della natura: le colonie di batteri, le popolazioni di esseri viventi, I branchi di pesci, le mandrie di bovini, le distese boschive, le praterie, I formicai – ogni tipo di struttura omogenea e più o meno organizzata di organismi viventi.

Ogni singolo organismo vivente e’ di per sé un pendolo elementare, rappresentando un ‘ unità energetica. Quando un gruppo di simili unità di pendoli incomincia ad oscillare all’unisono prende vita un pendolo di gruppo. Esso si erige sopra I suoi sostenitori come una sovrastruttura, esiste come struttura singola e indipendente e fissa un insieme di regole finalizzate a tenere insieme i membri già esistenti e ad accattivarne di nuovi. Una tale struttura e’ indipendente nel senso che si evolve autonomamente, secondo leggi proprie. I suoi membri non si accorgono di agire secondo le leggi del pendolo e non di propria volontà.

L’apparato burocratico, per fare un esempio, si sviluppa come struttura autonoma, indipendentemente dalla volontà dei singoli funzionari. Un funzionario influente potrà certamente decidere in autonomia, tuttavia le sue decisioni non potranno entrare in conflitto con le leggi del sistema, in caso contrario egli verrebbe espulso. Persino un individuo preso singolarmente, rappresentando di per sé un pendolo, non si rende sempre conto delle motivazioni che lo spingono ad agire in un determinato modo. Basti pensare ai vampiri energetici.

Ogni pendolo per sua natura e’ distruttivo, giacché sottrae energia ai suoi membri e li sottomette al proprio potere. Il carattere distruttivo del pendolo si manifesta nella sua totale indifferenza al destino di ogni singolo membro. L’obiettivo del pendolo e’ solo uno – ricevere l’energia del membro. Quale possa essere in tutto ciò il vantaggio del singolo membro, per il pendolo non ha nessuna importanza. L’individuo che subisce l’influenza del sistema e’ costretto a costruire la sua vita in conformità alle leggi imposte dal sistema, diversamente rischia di finirne stritolato ed espulso. Per questo motivo chi si trova a subire la pressione di un pendolo distruttivo può rovinarsi con estrema facilità l’intera esistenza. Sfuggirne indenni e’ di solito molto difficile.

Se una persona ha fortuna, riesce a trovare il suo posticino nel sistema e ad assestarsi lì, vivendo come un pesce nell’acqua. Dal suo posto egli, come membro, fornisce energia al pendolo e quest’ultimo lo ricambia, garantendogli un ambiente di sopravvivenza. Qualora però egli violasse le leggi della struttura e la sua frequenza di emissione non coincidesse più con quella di risonanza delle oscillazioni del pendolo, quest’ultimo, privato di una fonte d’ energia, finirebbe per ripudiarlo o distruggerlo.

Se invece una persona finisce per sbandare e si allontana dalle sue linee esistenziali favorevoli, la sua vita nella struttura di un pendolo estraneo si trasforma in un supplizio o in una squallida sopravvivenza. In questi casi il pendolo diventa letteralmente distruttivo e il malcapitato perde completamente la sua libertà. Che gli piaccia o meno, egli viene costretto a vivere secondo leggi imposte e relegato al ruolo di rotella in un grande ingranaggio.


C'è’ anche chi, finendo sotto l’ala protettiva di un pendolo, raggiunge risultati eccellenti. Napoleone, Hitler, Stalin e analoghe personalità della storia, sono tutti i beniamini dei pendoli distruttivi. Anche in questi casi però, i pendoli non si preoccupano del benessere dei loro singoli membri, impegnati come sono ad utilizzarli per i propri scopi. Quando fu chiesto a Napoleone se si fosse mai sentito veramente felice egli poté ricordare di tutta la sua vita solo pochi giorni.

Il pendolo utilizza metodi sofisticati per l’adescamento di nuovi seguaci, riuscendo ad attirarli come mosche al miele. Quante volte le persone, facendosi allettare dalle trovate pubblicitarie dei pendoli, si sono allontanate dalla felicità che avevano sotto il naso! Vanno a fare il servizio militare e muoiono; affrontano studi e imparano una professione che non e’ la loro; trovano un lavoro estraneo alla loro personalità, pur tuttavia di prestigio, e affondano in un mare di guai; legano la propria vita a una persona che non e’ quella giusta e poi soffrono .

L'attività del pendolo porta spesso alla distruzione dei destini dei suoi singoli membri, per quanto esso cerchi di mascherare le sue motivazioni sotto sembianze virtuose. Il rischio piu’ grave per un individuo che subisce la pressione di un pendolo distruttivo sta nel fatto che quest’ultimo fa deviare la sua vittima da quelle linee della vita dove egli avrebbe potuto trovare la sua fortuna. Sottolineiamo di seguito i suoi tratti distintivi:


- Il pendolo si nutre dell’energia dei suoi membri sostenitori e grazie ad essa incrementa la propria frequenza d’oscillazione.


- Il pendolo mira ad attirare a sé quanti più seguaci possibile per ricevere quanta più energia possibile.


- Il pendolo contrappone intenzionalmente il proprio gruppo di membri ai differenti altri gruppi (secondo la logica: noi siamo i buoni, gli altri sono diversi, sono i cattivi).


- Il pendolo lancia accusa aggressive contro chi non e’ riuscito a reclutare, e cerca in tutti i modi di attirare i renitenti dalla sua parte, o di neutralizzarli o di rimuoverli.


- Il pendolo seduce con maschere benevoli, si scherma di fini nobili, gioca con i sentimenti degli individui, al fine di giustificare il proprio operato e accattivarsi quanti più sostenitori possibile.

Il pendolo, per sua natura, e’ un "egregor"(1), anche se questa definizione non e’ del tutto esauriente. Il concetto di “egregor” non riflette pienamente l’intero spettro delle sfumature dell’interazione tra l’individuo e questa entità energetica d’informazione. In realtà i pendoli hanno nella vita degli individui un peso incommensurabilmente più forte di quanto si sia portati a credere.


L’esempio che segue illustra chiaramente il modo in cui il pendolo assorbe l’energia dei suoi sostenitori. Provate ad immaginare uno stadio gremito di gente. Si sta disputando una partita di calcio, la tensione si tocca con mano, i tifosi smaniano. Un calciatore commette un imperdonabile fallo e porta la sua squadra alla sconfitta. Sul calciatore si riversa immediatamente la furia dei tifosi, pronti a scendere in campo e a squartarlo. Riuscite ad immaginare la massa di energia negativa che si riversa sulla testa di quel povero disgraziato? Questo mostruoso flusso di energia dovrebbe teoricamente stenderlo sul posto. Ma non e’ cosi: il calciatore rimane vivo e vegeto, abbattuto solo dal suo senso di colpa. E allora, dov'è’ andata a finire l’energia negativa della folla furibonda? Se l'è’ risucchiata il pendolo. Se fosse diversamente, l’oggetto dell’odio della folla morirebbe, mentre gli idoli della folla si librerebbero in aria.

Non esprimo giudizi sull’essenza del pendolo, se si tratti cioè di un'entità animata o semplicemente di una forma energetica. Tanto più che per la tecnica del Transurfing non e’ di alcuna rilevanza. L'importante e’ riconoscere il pendolo e non stare al suo gioco a meno che non ci sia in ballo un interesse personale diretto.

Il pendolo si riconosce facilmente da un altro tratto distintivo: esso si trova sempre in stato di rivalità con i suoi simili per conquistarsi la simpatia degli individui. Lo scopo del pendolo e’ solo uno: fare il più proseliti possibile per ricavarne quanta più energia possibile. Quanto più aggressivi sono i mezzi usati dal pendolo nella sua lotta di conquista, tanto più esso e’ distruttivo, tanto più esso rappresenta una minaccia per la vita del singolo individuo.

Si può obiettare, pur tuttavia, che esistono organizzazioni di beneficenza, associazioni per la difesa della natura, degli animali, eccetera. Che cosa possono avere queste strutture di distruttivo, vi chiederete voi. Per vostra informazione personale, distruttivo e’ il fatto che esse comunque si nutrono della vostra energia, restando assolutamente indifferenti al vostro benessere e alla vostra felicità. Sollecitando ad essere magnanimi con gli altri, vi propongono di rimanere indifferenti a voi stessi. Se ciò vi garba e vi sentite veramente felici facendo queste opere di bene, significa che avete trovato la vostra vocazione, il vostro pendolo. Qui però dovete essere molto onesti con voi stessi: non e’ che per caso indossiate una maschera di virtù? Siete veramente disposti ad offrire con sincerità soldi ed energia per il bene degli altri o non giocate piuttosto a far beneficenza per apparire migliori?

Purtroppo gli uomini assoggettati ai pendoli distruttivi hanno disimparato a scegliere il proprio destino. Un uomo che ha libertà di scelta, infatti, acquista indipendenza. E i pendoli, dunque, non possono arruolarlo nelle loro file, fare di lui un membro. La nostra coscienza e’ a tal punto assuefatta al pensiero che il destino sia una sorte superiore, che spesso ci e’ difficile credere nella possibilità di scegliere semplicemente quel destino che più ci piace. I pendoli hanno tutta la convenienza di tenere i loro membri sotto controllo, perciò inventano ogni sorta di mezzo per manipolare i propri servitori. Nell’esposizione seguente capirete come fanno.

Anche il Transurfing può diventare un pendolo, se si fa di esso un culto, un movimento o una scuola. I vari pendoli, però, sono distruttivi in misura diversa. Il Transurfing, anche nella peggiore delle ipotesi, non potrà mai essere altamente distruttivo, quanto meno perché nelle sue finalità serve il bene del singolo individuo, e non di uno scopo multilaterale. Si tratterebbe comunque di un pendolo assai originale: una comunità di individui preoccupati esclusivamente di costruire il proprio destino.

A questo proposito, ecco un compito per casa: quali pendoli, secondo voi, si possono considerare costruttivi?

Vi racconto tutto ciò per spiegarvi cosa significa scegliere il proprio destino e come fare per sceglierlo. Armatevi di pazienza, cari lettori, non e’ così semplice ma a poco a poco tutto diventerà più chiaro.

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CITAZIONI DI BRUCE LEE




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mercoledì 8 marzo 2017

BUONGIORNO























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E' TEMPO DI DEDICARTI TEMPO

È tempo di dedicarti tempo.
È tempo di chiederti se è questa la vita che vuoi, e quanto la stai scegliendo.
È tempo di ritornare a te,
di vivere secondo i tuoi valori più veri.
Troppe gabbie castranti siamo noi a costruirle. O le accettiamo come parte immutabile. "Perché è così", "perché sono fatto in questo modo", "perchè è quello che gli altri si aspettano".

Libertà.
La cerchiamo ma ci spaventa.
Perchè essere liberi vuol dire che tu solo sei responsabile di quello che scegli, fai e della vita che conduci.
E allora meglio scegliersi un responsabile. Un nemico al quale attribuire le nostre miserie.

La felicità rompe le regole.
È salto, è coraggio, è disobbedienza.

@2017 Oscar Travino


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domenica 5 marzo 2017

CITAZIONE

















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Addormentatevi ogni sera pieni di ottimismo ...

Ricercate qualcosa? Se è veramente così, esiste un modo per trovarlo.
Se cerchi la verità non esiste alcun potere che può fermarti. Se non la cerchi non esiste alcun potere che te la darà.
La vostra sete è il vostro sentiero per la verità.
Inoltre c’è un’altra cosa da dire. A volte si ha un grande desiderio ma ciò non basta perché è accompagnato dalla disperazione. Se non siete ottimisti non potrete arrivare alla verità.
Bisogna essere aperti, ricettivi e disponibili.

Essere ottimisti si può: guardate coloro che nella storia hanno sperimentato la verità! Non concentratevi sulla maggior parte che non l’ha sperimentata... Non guardate i semi che non sono mai diventati alberi!
Tutti abbiamo un seme dentro ma molti non hanno neppure provato a trasformare questa potenzialità in realtà.

L’ottimismo dà vita ad una personalità vincente: ogni cellula del corpo è piena di luce e vita.
Il pessimismo dà una personalità lugubre. E’ come essere morti dentro.
Chiunque voglia percorrere il sentiero della verità deve essere per forza di cose ottimista: è il più grande viaggio della vita! Nessuno uomo ha mai scalato cima più alta o si è tuffato in un abisso più profondo che coloro che hanno intrapreso il viaggio verso il Sé.

Addormentatevi ogni sera pieni di ottimismo:domani qualcosa può accadere! Siatene certi!


OSho 
 il seme della ribellione







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IGOR SIBALDI - LA RICCHEZZA IN PRATICA



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mercoledì 1 marzo 2017

FIDUCIA

Se hai fiducia, accadrà sempre qualcosa che aiuterà la tua crescita. Otterrai ciò di cui hai bisogno, e lo avrai al momento giusto, mai prima. Lo ottieni solo quando ne hai bisogno, e non c’è mai nemmeno un attimo di ritardo. Quando ne hai bisogno, lo ottieni, immediatamente, istantaneamente! Questa è la bellezza della fiducia. A poco a poco impari che l’esistenza continua a provvedere per te, che l’esistenza si prende cura di te. Non vivi in un’esistenza che è indifferente, che ti ignora. Ti preoccupi senza motivo; hai tutto ciò che ti serve. Quando hai imparato l’arte della fiducia, tutte le preoccupazioni scompaiono.
(Osho)

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