lunedì 5 dicembre 2016

L'ATTACCO AL CERVELLO



 Che fare quando bisogna inventare qualcosa è la testa non funziona? Vi potrebbe aiutare il programma “L’attacco al cervello”.
Si tratta di una stimolazione del cervello tramite una vasta banda delle frequenze: dai ritmi theta a quelli gamma. L’obiettivo del programma è quello di introdurre l’ascoltatore allo stato tale da poter iniziare a pensare fuori dagli stereotipi. Mentre ascoltate il programma, dovete concentrarvi non sui suoi suoni bensì sul vostro obiettivo.
State lavorando su un progetto, state inventando un reattore per una astronave o cercate di trovare i soldi per comprare una macchina? Non ha importanza, “l’attacco al cervello” vi aiuterà a trovare una soluzione.


Ascoltate questo programma solo con le cuffie stereo.

ATTENZIONE! Controllate che la cuffia sinistra sia sull’orecchio sinistro e la cuffia destra sia sulla cuffia destra. Per questo programma è molto importante!

Dopo il primo ascolto fate un intervallo e continuate a pensare al vostro obiettivo. Se non riuscite a trovare una soluzione, dopo mezz’ora potete rifare l’ascolto. Alla fine, avrete il vostro risultato.

Quando ascoltare: al mattino o nel corso della giornata. Non ascoltate il programma di notte, potreste avere delle difficoltà nell’addormentarvi.

Non si consiglia l’ascolto di questo programma ai malati di epilessia, ai portatori di pacemaker, alle donne in stato di gravidanza e ai ragazzi minori di 16 anni.

https://www.youtube.com/watch?v=xov3ZU3OglE
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TROVARE LO SPIRITO DEL DENARO



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Non fatevi MAI ingannare dai pensieri comuni che circolano riguardo il denaro. Pensate con la vostra testa.
Complimenti a chi ha eseguito il montaggio di questo video-promo, in quanto in quattro minuti fa una sintesi particolarmente chiara di quanto affermo nell'intero seminario (tanto che quasi quasi non ci sarebbe più nemmeno bisogno di acquistare il seminario!):

domenica 4 dicembre 2016

LA NASCITA DELL'ECCELLENZA: FEDE.

L'uomo è ciò in cui crede.
In uno stupendo libro, Anatomy of an Illness, Norman Cousins riferisce un episodio quanto mai istruttivo che ha avuto come protagonista Pablo Casals, uno dei maggiori musicisti del XX secolo. È una storia di fede e di rinnovamento da cui tutti abbiamo da imparare.
Cousins racconta il suo incontro con Casals poco prima del novantesimo compleanno del grande violoncellista, ed esordisce dicendo che riusciva un tantino penoso assistere al modo con cui il vecchio musicista cominciava la giornata. La sua fragilità e l'artrite di cui soffriva erano talmente debilitanti, che non ce la faceva a vestirsi da solo; l'enfisema da cui era affetto era reso manifesto dal respiro faticoso. Camminava strascicando i piedi, curvo, a capo chino. Aveva, le mani gonfie, le dita contratte. Insomma, aveva l'aria di un uomo vecchissimo e stanchissimo.
Ancor prima di far colazione, si era messo al pianoforte, uno degli strumenti che suonava alla perfezione. Con grande difficoltà si era sistemato sullo sgabello, e sembrava che posare sulla tastiera le dita contratte, gonfie, gli costasse un terribile sforzo.
E poi, era successo qualcosa di miracoloso." Sotto gli occhi di Cousins, all'improvviso Casals si era trasformato. Era entrato in uno stato d'animo produttivo, e nel farlo la sua fisiologia era mutata al punto che aveva cominciato a muoversi e a suonare, producendo, sia nel proprio corpo che con il pianoforte, risultati che sarebbero stati possibili solo per un sano, forte, agile pianista. Per dirla con Cousins, "le sue dita lentamente si sono snodate, protendendosi verso i tasti come le gemme di una pianta verso la luce del sole. Casals ha drizzato la schiena, mi è parso respirare meglio". L'idea stessa di suonare il pianoforte aveva completamente trasformato il suo stato d'animo e quindi le sue capacità fisiche. Casals ha cominciato con il Clavicembalo ben temperato, eseguendolo con grande sensibilità e dominio del mezzo, quindi si è buttato in un concerto di Brahms, e sembrava che le sue dita volassero sulla tastiera. "Il suo intero organismo pareva tutt'uno con la musica" scrive Cousins. "Il suo corpo non era più rigido e contratto, ma elastico e aggraziato, completamente libero dalle pastoie dell'artrite." Quando si è alzato dal pianoforte, lo si sarebbe detto un individuo completamente diverso da quello che aveva preso posto sullo sgabello. Stava diritto, pareva più alto, camminava senza strascicare i piedi. Subito si è messo a tavola, ha mangiato di ottimo appetito e quindi se ne è andato a fare una passeggiata lungo la spiaggia.
Di solito pensiamo alla fede in termini dottrinari, ed effettivamente molte credenze sono di questo tipo, ma nell'accezione fondamentale del termine per fede si intende un qualsiasi

principio guida, una massima, una convinzione o passione capace di conferire significato e direzione all'esistenza. Noi abbiamo accesso a innumerevoli stimoli, e le credenze sono princìpipreordinati, organizzati, attraverso i quali passano le nostre percezioni del mondo. Le credenze sono paragonabili a comandanti del cervello. Quando siamo profondamente convinti che qualcosa sia vero, è come se impartissimo al nostro cervello un ordine circa il modo con cui rappresentare quel che accade. Casals credeva nella musica e nell'arte, ed era questo che aveva conferito bellezza, ordine e nobiltà alla sua esistenza, e ancora poteva compiere per lui quotidiani miracoli. Proprio perché credeva in un potere trascendente della sua arte, veniva a esserne straordinariamente potenziato; le sue credenze giorno per giorno lo trasformavano, da vecchio stanco diventava un genio pieno di vigore.

John Stuart Mill ha scritto che "un uomo con una fede è uguale a un gruppo di novantanove persone che abbiano solo interessi". Ed è appunto per questo che le credenze spalancano l'uscio dell'eccellenza. La fede impartisce un ordine diretto al nostro sistema nervoso. Quando si crede che qualcosa sia vero, si entra letteralmente nello stato d'animo per cui esso è vero. Gestite con efficacia, le credenze possono diventare le forze più possenti per assicurare il benessere esistenziale. D'altro canto, le credenze che limitano le azioni e i pensieri possono essere distruttive nella stessa misura in cui le credenze produttive possono essere potenzianti. Durante tutta la storia, le religioni hanno impartito forza a milioni di individui, permettendo loro di fare cose che ritenevano impossibili. Le credenze ci aiutano ad attingere alle più ricche risorse dentro di noi, creandole e indirizzandole a sostegno del raggiungimento degli obiettivi desiderati.

Le credenze sono le bussole e le mappe che ci guidano verso le nostre mete e ci danno la certezza che le raggiungeremo. Senza poter attingere a esse, gli individui possono trovarsi in stato di totale impotenza, simili a un battello a motore che sia privo del motore o del timone. Chi disponga della guida di forti credenze avrà il potere di intraprendere azioni e di creare il mondo in cui desidera vivere. Le credenze aiutano a scoprire quel che si vuole e conferiscono l'energia necessaria per ottenerlo.

In effetti, non c'è nel comportamento umano forza ordinatrice più possente della fede. La storia umana è sostanzialmente la storia delle umane credenze. Gli uomini che hanno cambiato la storia, si tratti di Cristo o di Maometto, di Copernico o di Colombo, di Edison o di Einstein, sono quelli che hanno cambiato le nostre credenze. Per mutare i nostri comportamenti, dobbiamo cominciare dalle nostre credenze. Se vogliamo ricalcare l'eccel- lenza, dobbiamo imparare a imitare le credenze di coloro che all'eccellenza pervengono.
Più impariamo in merito al comportamento umano, più ne sappiamo circa lo straordinario potere che le credenze esercitano sulle nostre vite. Da molti punti di vista, si tratta di un potere che costituisce una sfida ai modelli logici della maggior parte di noi. Ma è evidente che persino a livello fisiologico le credenze (vale a dire rappresentazioni interne coerenti) controllano la realtà. Non molto tempo fa, è stata compiuta un'approfondita indagine sulla schizofrenia; uno dei casi descritti riguardava una donna dalla personalità divisa. Di regola, i suoi livelli glicemici erano perfettamente normali, ma quando si metteva in testa di essere malata di diabete la sua intera fisiologia cambiava, diventava quella di una diabetica. La sua credenza era divenuta la sua realtà. Sono state compiute, secondo gli stessi principi, numerose indagini su persone in stato di ipnosi, per esempio toccandone una con un ghiacciolo descrittole come un pezzo di metallo incandescente, e invariabilmente nel punto di contatto si formava una flittena. A contare non era la realtà bensì la credenza, vale a dire la comunicazione diretta, acritica, al sistema nervoso. Il cervello semplicemente fa ciò che gli vien detto di fare.

Moltissimi sanno che cos'è l'effetto placebo. Se si dice a una persona che un farmaco produrrà un certo effetto, molte volte costui avrà lo stesso effetto anche quando gli venga somministrata una pillola priva di proprietà attive ma simile al medicamento vero. Norman Cousins, che ha appreso per esperienza diretta il potere che la fede ha nell'eiiminare ie proprie malattie, conclude che "non sempre i farmaci sono necessari, ma lo è invariabilmente la fede nella guarigione". Un'indagine degna di nota sull'effetto placebo è stata condotta su un

gruppo di pazienti ulcerosi che sono stati divisi in due gruppi: ai componenti il primo è stato detto che sarebbe stato loro somministrato un nuovo farmaco che certamente avrebbe dato loro sollievo; a quelli del secondo gruppo è stato detto che a loro sarebbe toccato un prodotto sperimentale, i cui effetti erano quasi completamente ignoti. Il 70% degli appartenenti al primo gruppo ha provato un notevole sollievo, mentre lo stesso risultato si è verificato solo nel 25 % dei componenti il secondo gruppo. In entrambi i casi, ai pazienti è stato somministrato un prodotto assolutamente privo di proprietà medicamentose. L'unica differenza consisteva nel sistema di credenze adottato. Ancora più rilevanti sono le numerose indagini su persone alle quali siano stati somministrati prodotti che notoriamente hanno effetti dannosi e che non li hanno subiti quando è stato loro detto che ne avrebbero ottenuti di benefici.

Indagini condotte dal dottor Andrew Weil hanno dimostrato che le esperienze di chi fa uso di droghe corrispondono quasi esattamente alle loro aspettative, il dottor Weil ha costatato che poteva riuscire a calmare una persona a cui era stata somministrata una dose di anfetamine e a provocare invece uno stato di eccitazione in individui cui fossero stati somministrati barbiturici. E la sua conclusione è che "la 'magia' delle droghe risiede nella mente di chi ne fa uso, non già nelle droghe stesse".

In tutti questi casi, la costante che ha massimamente condizionato i risultati consisteva nei continui, coerenti messaggi trasmessi al cervello e al sistema nervoso. E, per quanto possente esso sia, il procedimento non implica nessuna astrusa magia. La fede è null'altro che uno stato d'animo, una rappresentazione interna che governa il comportamento. Può trattarsi di una forte credenza nella possibilità, la convinzione cioè che riusciremo a ottenere una cosa o a realizzarne un'altra; ma può essere anche una convinzione disarmante, la persuasione che non possiamo riuscire, che le nostre limitazioni sono evidenti, insormontabili, schiaccianti. Se credete nel successo, quei messaggi vi permetteranno di ottenerlo. Non va dimenticato che siete sempre nel vero, sia che vi diciate che potete fare qualcosa, sia che vi diciate che non potete farla. Entrambi i tipi di credenza sono dotati di grande potere. La domanda da porsi è: qual è il tipo di convinzione che è meglio avere, e come si fa a svilupparlo?

L'origine dell'eccellenza sta nella consapevolezza che le nostre credenze sono una scelta. Di solito non la pensiamo così, eppure la credenza può essere una scelta conscia. Si può optare tra credenze limitanti e credenze sostentatrici. Il trucco consiste nello scegliere quelle che portano al successo e ai risultati che si desiderano, e nell'eliminare quelle che impastoiano.

Il massimo e frequente equivoco nei confronti della fede è che questa sia un concetto statico, intellettuale, scisso dall'azione e dai risultati. Ma nulla potrebbe essere più lontano dal vero. La fede è la strada per addivenire all'eccellenza proprio perché in essa non c'è nulla di statico, nulla di separato dall'azione.


Come Ottenere il Meglio da Sé e dagli Altri
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L'ABBONDANZA ARRIVA A CHI CE L'HA GIA'

Il chi credete di essere è anche intimamente connesso con il come credete che vi trattino gli altri.
Molte persone si lamentano di non essere trattate bene dagli altri. Dicono di non ricevere abbastanza rispetto, attenzione, riconoscimento o considerazione, dicono anche di essere date per scontate. E quando la gente è gentile con loro, allora pensano a un secondo fine, di venire manipolate, o che ci si voglia prendere un vantaggio su di loro. Che nessuno le ami.

Pensano di essere un “povero piccolo me” bisognoso, dalle necessità insoddisfatte. Questa confusione di base su chi sono, crea una disfunzione in ogni loro relazione. Credono di non avere niente da dare e che il mondo o gli altri stiano negando loro ciò di cui hanno bisogno. Tutta la loro realtà è basata su un senso illusorio di chi sono. Questo boicotta le situazioni e vizia le loro relazioni.

Se l’idea di perdere, sia che si tratti di soldi, di riconoscimento o d’amore, è diventata parte di chi credete di essere, allora sperimenterete sempre un senso di perdita. Invece di riconoscere tutto il buono che c’è già nella vostra vita, tutto ciò che vedete è perdita.

Il riconoscimento di tutto il buono che c’è nella vostra vita è l’inizio di ogni abbondanza.

Il fatto è che qualunque cosa voi pensiate che il mondo vi stia negando voi la state negando al mondo. Ve la state negando perché profondamente dentro di voi pensate che siete piccoli e che non avete niente da dare.

Provate questo per qualche settimana e vedrete come cambierà la vostra realtà: qualunque cosa state pensando che gli altri vi neghino – lodi, apprezzamenti, assistenza, cure affettuose-, datela voi a loro. Non ne avete? Fate come se ne aveste e ne verranno. E non appena avrete cominciato a dare, comincerete a ricevere.

Non potete ricevere ciò che non date. Il flusso verso l’esterno determina il flusso verso l’interno. Qualunque cosa pensiate che il mondo vi neghi, l’avete già, ma fino a che non ne permetterete il fluire verso l’esterno, non saprete neppure quello che avete. Gesù ha espresso in questa potente immagine la legge che il fluire verso l’esterno determina un ritorno del flusso: “Date e vi sarà dato: ne riceverete in misura buona, pigiata, scossa e traboccante, perché con la stessa misura con cui misurate, sarà misurato anche a voi”. (Luca 6,38)

La fonte di ogni abbondanza non è fuori di voi. È parte di chi siete. In ogni modo cominciate vedendo e riconoscendo l’abbondanza al di fuori. Vedete l’abbondanza della vita tutto intorno a voi. Il calore del sole sulla vostra pelle, lo spettacolo della magnificenza dei fiori in mostra davanti a un fioraio, mordete un frutto succulento, o lasciatevi inzuppare dall’abbondanza dell’acqua che cade dal cielo.

La pienezza della vita è li ad ogni passo. Il riconoscimento di quell’abbondanza che è intorno a voi risveglia l’abbondanza interiore dormiente. E poi lasciatela fluire fuori. Quando sorridete a una persona che non conoscete, per un istante l’energia fluisce verso l’esterno. Diventate qualcuno che dà. Domandatevi spesso cosa potete dare in quel momento, come potete essere al servizio di quella persona, di quella situazione. Non avete bisogno di possedere nulla per sentire l’abbondanza, ma se la sentite vi arriverà certamente una grande abbondanza.

L’abbondanza arriva solo a coloro che già ce l’hanno. Sembra quasi ingiusto, ma naturalmente non lo è. È una legge universale. Sia l’abbondanza sia la scarsezza sono stati interiori che si manifestano come la vostra realtà. Gesù lo ha espresso in questo modo: “Poiché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha sarà tolto anche ciò che ha”. (Marco 4,25)
(Eckhart Tolle)









Avanced Mind Institute




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sabato 3 dicembre 2016

LA RESILIENZA

La via per una completa integrità umana passa attraverso la resilienza. Superare le difficoltà non è soltanto una necessità dettata dagli eventi o dalla sfide che la vita ci propone, ma un percorso obbligato per chiunque voglia sentirsi “completo” sotto l’aspetto caratteriale.

Molti amici psicologi mi raccontano di come la maggior parte dei profili borderline provengono da storie infantili e adolescenziali durante le quali i soggetti hanno ricevuto “troppo” e magari sono stati serviti su un vassoio d’oro.

Il bozzolo della falena è stato aperto in maniera artificiale da chi pensava di fare del bene e invece ha fatto del male (* per capirci guarda la scena tratta dalla serie tv Lost ).

Una metafora ideale quella che Locke racconta al ragazzo, distrutto dalla sua dipendenza non vede l’ora di mettere le mani sulla droga. Possiamo imparare qualcosa ? Certo che si!

Locke : “in natura si lotta per diventare forti”.

Per dominare le proprie abitudini difettose e le proprie dipendenze il primo passo è resistere, ignorare la tentazione di prendere un coltello ed allargare il bozzolo, sia quando decidiamo per gli altri (collaboratori, figli, amici) sia quando sono gli altri a proporsi come nostri “salvatori”, o meglio ancora, quando siamo noi a decidere per noi stessi.

Credo che la massima “Per aiutare qualcuno evita di aiutarlo” renda bene l’idea. Una scena simile l’abbiamo vista nel film “Ray” di Taylor Hackford , quando la madre del bambino lo aiuta ad uscire dal “bozzolo” semplicemente resistendo all’istinto di soccorrerlo (puoi vedere la scena qui : http://www.ilcinemainsegna.it/video/il-valore-dellattesa/)

Come decliniamo questa scena nella vita aziendale ?

Nei mille bozzoli di falene tagliati ogni giorno dai tanti manager che non aspettano, vuoi per cultura, per incapacità o per mancanza di disciplina.

La cultura del solo profitto vede manager e falene come numeri , dunque l’integrità dell’uno e dell’altro poco importa.

L’incapacità può essere affrontata con un adeguato programma di formazione alla delega, mentre la disciplina è questione di “shenpa” .

Nel buddismo tibetano l’atteggiamento “shenpa” è quello di colui che non si attacca al problema, lo ignora, fino a quando si risolve da solo. Mi rendo conto che per noi occidentali suona “molto” strano, ma è un po’ come quando un morso di zanzara si risveglia e l’unico modo per evitare che il prurito si infiammi è smettere di grattarsi , “resistere”.

Pensiamo a tutte le dipendenze.

L’unico modo per smettere è smettere. Ignorare lo stimolo.
Quando un collaboratore sta imparando una nuova abilità, solitamente l’istinto del manager è quello di tagliare il bozzolo e favorire la nascita della falena . Vorrebbe intervenire, mostrargli come è semplice, aiutarlo oppure fare in autonomia (che faccio prima) . Fare “shenpa” vuol dire fermarsi dinnanzi a tale istinto e aspettare che passi. Solo in questo modo il collaboratore nascerà dal bozzolo, più forte e preparato di prima.

Solo così ci saranno sempre minori episodi in cui il manager sarà costretto ad intervenire, con innumerevoli vantaggi sulla sua efficacia e sulla gestione del team. Questa è il modo di responsabilizzare le persone , lasciando a loro la scelta di sbagliare o lottare.

Locke : “è la seconda volta che chiedi indietro la droga. Chiedila ancora e sarà tua”

“In natura si lotta per diventare forti” , vale trasversalmente per tutti. Per i figli, ma anche per i genitori che devono resistere alle tentazioni affettive. Per i collaboratori, ma anche per i manager che devono rinunciare al controllo, e per tutti noi, ognuno con le proprie dipendenze.

La scena sulla  Resilienza








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venerdì 2 dicembre 2016

SCENA SUL CORAGGIO

Arlo è il figlio più piccolo e maldestro di una famiglia di dinosauri molto evoluti e, come caratteristica peculiare, HA PAURA. Paura delle galline, paura degli insetti, paura del buio e soprattutto ha paura di tutto ciò che non conosce e di cui non si sente all’altezza.

Poi, una notte, succede qualcosa – ” a volte devi superare le tue paure per riuscire a vedere la bellezza che ti circonda” – gli sussurra suo padre e uno spettacolo meraviglioso si apre ai loro occhi.

Tante, troppe volte, siamo letteralmente terrorizzati dall’idea di uscire dalla nostra zona di confort. Non osiamo cercare una nuova occupazione anche quando il lavoro che svolgiamo non ci gratifica, non chiudiamo relazioni che ci fanno soffrire perché pensiamo di non meritare di meglio, non sperimentiamo nulla di diverso semplicemente “perché abbiamo sempre fatto così”. Il noto e il conosciuto, anche quando è grigio, ci rassicura e ci permette di tenere sotto controllo la paura.

Eppure chissà quante volte proprio l’insetto che ci spaventa di più potrebbe diventare una lucciola, così come il nostro piccolo dinosauro ci insegna. Attraversando ed esplorando le paure si conoscono i propri limiti, si mobilitano risorse inaspettate, affiorano le nostre vere potenzialità e soprattutto si raggiungono obiettivi e traguardi mai nemmeno immaginati.

Ambrose Redmoon recita che “il coraggio non è l’assenza di paura ma piuttosto il giudizio che c’è qualcos’altro di più importante della paura” …ecco io penso che sia davvero importante tutto quello che possiamo diventare, tutti gli scenari e gli spettacoli di cui possiamo godere e tutte le emozioni di cui possiamo arricchirci.

Pensando a te, in questo momento della tua vita, forse ti spaventa qualcosa, e se fosse come la lucciola per Arlo? Ignoto, insidioso, ma incredibilmente bello una volta accettata la sfida ?

Buon viaggio signori!

giovedì 1 dicembre 2016

PREGHIERA DELLA PROSPERITÀ

(Da pronunciare comunque vada, ogni giorno, con forte determinazione, attivando sentimenti interiori di gioia, gratitudine anticipata e fede!!Un abbraccio grande vi auguro ogni bene!!)












Io sono la fonte di tutto il mio benessere, io sono ricco e ho idee creative in abbondanza.

La mia mente prospera con pensieri sempre nuovi e originali, ciò che offro è unico e il mondo lo desidera, io lo riconosco e adempio.

La grandezza della mia mente è senza ostacoli e limiti.

Niente può arrestare la mia capacità creativa.
Il traboccante potere dell'energia vitale di Dio sorpassa ogni ostacolo e riversa nel mondo benedizioni, prosperità per tutti, e ogni altra gioia attraverso di me.
Io irradio benedizioni, irradio creatività,
io irradio prosperità,
io irradio il servizio dell'Amore,
io irradio gioia, bellezza, pace, saggezza e potere.

L'umanità mi cerca e mi ricompensa per questo.
Io sono amato dal mondo, sono voluto ovunque vado; sono apprezzato.

Cosa ho da offrire è enormemente desiderato, perché cosa ho da offrire porta un grande compenso.

Attraverso la mia visione, il mondo è benedetto.

Attraverso il mio pensiero lucido e i miei propositi risoluti, nuove esperienze di meraviglia prendono espressione nella mia vita.

La mia visione è come quella degli uomini immortali.
La mia fede è granitica,
il mio potere di realizzazione è sempre con me.

Perché io sono la suprema fonte divina di benessere, potere e produttività.

Qui e ora, dichiaro la mia libertà finanziaria. Qui, Ora e Per Sempre.
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Grazie a chi l'ha scritta, e grazie anche a te operatore di bene, luce ed aiuto !

Abbraccio di Luce! Gianni Amejo FB





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