giovedì 1 settembre 2016

IL QUINTO PRINCIPIO SPECULARE


quinto principio speculare: occorre trasferire l’attenzione dal riflesso all’immagine. In altre parole, bisogna prendere il controllo dei pensieri, pensare non a quello che non si vuole e che si vuole evitare, ma a quello che si desidera e si ambisce raggiungere.

Al posto di esprimere, al solito, insoddisfazione per quanto visto nello specchio, decido di dargli la schiena e cominciare a formarmi nei pensieri quell’immagine che vorrei vedere. Questa è l’uscita dal labirinto speculare. Il mondo si è fermato, dopodiché mi si è mosso incontro. Ed ecco che io già non corro, ma sto fermo sul posto, e ora è la realtà stessa a venirmi incontro ed è già un nuovo vento quello che mi soffia sul viso: è il vento dell’intenzione esterna.
Ho fatto tutto esattamente al contrario: ho interrotto il mio insensato inseguimento dell’immagine, ho mollato il mondo e gli ho permesso di districarsi da solo in conformità ai miei pensieri. Il circolo speculare è rimasto comunque chiuso, però ora non sono io a girare in cerchio ma è il circolo a girare da solo, mosso dall’intenzione esterna. A sostituire la mia intenzio- ne interna è sopraggiunta quella esterna, giacché ho rinunciato a ogni tentativo di influire sul riflesso. Semplicemente, ma in modo mirato, formo nei miei pensieri l’immagine che desidero, e lo specchio duale, da solo, incarna in realtà il settore corrispondente dello spazio delle varianti.
Cercate di capire: tutto quello che vi serve è fare un ordine e permettere al mondo di soddisfarlo. Ma voi non glielo lasciate fare perché pretendete, richiedete, temete e dubitate. Anche il mondo in questo caso pretende, chiede, teme e dubita, cioè rispecchia perfettamente il vostro atteggiamento. Dopo tutto si tratta solo di uno specchio.

È importante cogliere questo momento: rilasciare il mondo, permettergli da subito di essere comodo per voi. Si tratta di una sensazione fugace, effimera, che passa in fretta, ma dovete cercare di coglierla. Immaginatevi per un momento una situazione incredibile: il mondo, normalmente ostile, problematico, difficile e scomodo, diventa improvvisamente accogliente e gioioso. Voi gli permettete di essere così. Siete voi a decidere.

Non si tratta qui di essere felici per definizione ma di lasciar entrare la felicità nella propria vita. Siamo contenti esattamente tanto quanto ci permettiamo la possibilità di un’incredibile fortuna. Non dobbiamo sforzarci di essere felici ma dobbiamo permetterci questo lusso. E a questo scopo basta fi- darsi del mondo: lui sa meglio di noi cosa fare per raggiungere il fine e si occuperà di tutto. Del resto, non vi preoccupa il pensiero di come un banale specchio possa essere in grado di riprodurre alla perfezione un’immagine, non è vero?

In piedi, davanti allo specchio, pensate solo a quello che vorreste vederci riflesso. Ebbene, allo stesso modo funziona lo specchio del mondo, però con un certo ritardo.

Supponiamo che abbiate individuato il vostro fine e abbiate cominciato a lavorare sistematicamente con la diapositiva del fine. Siete già al corrente del fatto che i risultati non possono arrivare immedia- tamente, ma la ragione è comunque impaziente, comincia a scalpitare perché il tempo passa ma non succede nulla o succede quello che non ci si aspettava. In questi momenti, quando i dubbi invadono progressivamente tutti i pensieri, bisogna attivare la propria consapevolezza. Non bisogna dimenti-
care la regola: “Se ti volti a guardare indietro diventi di pietra”.

L’attenzione dev’essere concentrata sul traguardo finale, sul fine ultimo come se fosse già stato raggiunto. Il mondo si muove incontro a voi per tutto il tempo in cui siete concentrati sull’im- magine. Ma basterà che vi giriate un attimo per vedere il ri- flesso nello specchio, dove sta succedendo Dio solo sa cosa (o non sta succedendo alcunché) perché il mondo si arresti im- mediatamente e voi vi ritroviate a rinnovare ancora una volta la vostra estenuante e inutile corsa intorno al circolo speculare.
Dovete ricordare sempre alla vostra ragione che lo specchio reagisce in ritardo e necessita di una determinata pausa per formare il riflesso, cioè per tradurre l’immagine in realtà. Durante questa pausa bisogna sforzarsi di restare fermi sulla propria posizione, credere nel successo anche in condizioni in cui sembra che tutto stia andando all’inferno. Quanto maggiore sarà la resistenza che riuscite a opporre alla depressione, tanto più forte sarà il risultato che otterrete. Questa è la vera magia, una magia priva di attributi magici, ma forte di un potere reale.

VZ


La via del Transurfer - https://faregruppo.blogspot.it

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